Camera, decisione 24 gennaio 2008, ricorso n. 17155/03, Coutant c. Francia

Libertà di espressione (art. 10) – condanna per diffamazione – ingerenza – necessità in una società democratica – protezione della reputazione altrui – lotta al terrorismo – ruolo dell’avvocato

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Massima

- Processo penale nei confronti degli appartenenti ad un’associazione con finalità di terrorismo (c.d. processo “Chalabi” dal nome del principale dei coimputati) - Proteste dell’Ordine degli avvocati di Parigi sulle modalità di svolgimento del processo - Condanna penale per diffamazione dell’avvocato di Chalabi per alcune affermazioni contenute in un comunicato stampa ritenute offensive dell’onore e della considerazione della polizia nazionale (“impiego di mezzi terroristici”, “metodi da Gestapo”, “brutalità e torture nei confronti dei detenuti”) - Pretesa violazione del diritto alla libertà di espressione (art. 10 CEDU) - Esistenza di un’ingerenza - Proporzionalità dell’ingerenza rispetto agli scopi perseguiti da valutarsi ad opera della Corte alla luce delle circostanze del caso e degli apprezzamenti compiuti dalle autorità nazionali - Particolare attenzione nel caso di specie per il tenore delle affermazioni contestate al ricorrente e per il contesto nel quale sono state formulate, segnatamente quello della lotta contro il terrorismo - Rilevanza della natura “extra-processuale” delle censure mosse dal ricorrente - Carattere eccessivo ed assenza di riscontri di alcune espressioni scelte dal ricorrente che hanno oltrepassato i limiti di un sano svolgimento del dibattito delle idee - Ruolo centrale degli avvocati nell’amministrazione della giustizia ed esigenza che essi contribuiscano al buon funzionamento della giustizia ed al mantenimento della fiducia del pubblico - Obbligo delle autorità di uno Stato democratico di tollerare la critica anche se può risultare provocatoria o offensiva: limiti più ampi della critica ammissibile nei confronti dei soggetti che esercitano pubblici poteri - Potere delle autorità competenti di adottare, in qualità di garanti dell’ordine pubblico, misure anche penali per reagire in modo adeguato e non eccessivo ad affermazioni o accuse diffamatorie destituite di fondamento o formulate in mala fede - Sanzione giustificata nel caso di specie in considerazione del carattere ingiurioso per la polizia nazionale delle dichiarazioni diffuse pubblicamente dal ricorrente attraverso la stampa - Natura proporzionata della sanzione rispetto agli scopi perseguiti - Manifesta infondatezza della doglianza relativa all’art. 10 CEDU - Irricevibilità del ricorso.

Nota

Il caso riguarda la condanna dell’avvocatessa di un imputato di terrorismo per aver denunciato “l’infamia delle procedure utilizzate dalle sezioni speciali della giustizia francese, con il pretesto della lotta anti-terrorista”.

La Corte ha concluso per l’irricevibilità della doglianza sollevata in relazione all’art. 10 CEDU, attribuendo un peso significativo al fatto che le dichiarazioni dell’avvocatessa non furono fatte nel corso del processo, ma per mezzo di un comunicato stampa.

In questo senso, il caso differisce da quello esaminato nella sentenza Nikula c. Finlandia (del 21 marzo 2002, n. 31611/96, CEDH 2002-II).