Camera, sentenza 14 febbraio 2008, ricorso n. 55525/00, Hadri-Vionnet c. Svizzera

Diritto al rispetto della vita privata (art. 8) – ingerenza – previsione di legge.

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Massima

- Sepoltura senza cerimonia di un bambino nato morto alla 27 settimana di gravidanza disposta dall’assistente sociale e dall’ufficiale dello stato civile - Trasporto del corpo con veicolo di consegne ordinarie e sepoltura in fossa comune per bambini nati morti senza preventiva autorizzazione della madre - Archiviazione del procedimento penale instaurato nei confronti dei responsabili e rigetto dei successivi ricorsi presentati dalla ricorrente - Pretesa violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) per effetto della sepoltura del bambino in una fossa comune all’insaputa della madre e del suo trasporto a mezzo di veicolo inappropriato - Applicabilità dell’art. 8 CEDU in relazione al diritto della ricorrente di assistere alla sepoltura del figlio con eventuale cerimonia e di vederne trasportate le spoglie in un veicolo appropriato - Esistenza di un’ingerenza indipendentemente dal fatto che gli organi statali abbiano agito con dolo o grave negligenza - Difetto di base legale dell’ingerenza sia per quanto riguarda la sepoltura sia per quanto riguarda le modalità di trasporto - Violazione dell’art. 8 CEDU - Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) - Rigetto della domanda relativa al danno patrimoniale per difetto di prova e del nesso di causalità - Liquidazione del danno non patrimoniale e delle spese legali.

Nota

In questo caso la Corte ha ritenuto che l’art. 8 CEDU tutelasse anche il diritto della madre a modalità confacenti di sepoltura di un bambino nato morto.

La Corte aveva già avuto l’occasione di pronunciarsi circa attentati all’integrità di un cadavere: cfr. sentenza del 27 febbraio 2007, n. 56760/00, Akpınar e Altun c. Turchia.