Camera, decisione 29 gennaio 2008, ricorso n. 19270/07, Pesce c. Italia

Divieto di tortura (art. 3) – trattamento inumano – trattamento degradante – stato di salute – soglia minima di gravità – diritto al rispetto della vita familiare – luogo di detenzione – condizioni di ricevibilità – manifesta infondatezza.

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Massima

- Detenzione nel carcere di Secondigliano in regime di “Elevato indice di vigilanza” di persona affetta da tumore e già operata a più riprese in una struttura ospedaliera civile - Pretesa incompatibilità delle condizioni di detenzione con il divieto di trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU) - Disponibilità nel carcere di un centro terapeutico che consente di monitorare regolarmente lo stato di salute dell’interessato e possibilità, riconosciuta dallo stesso giudice di sorveglianza, che in caso di crisi il detenuto venga trasferito nuovamente in una struttura civile - Incompatibilità dello stato di salute del ricorrente con la detenzione attestata unicamente dal perito designato dall’interessato ed esclusa, invece, da tutti gli altri medici che l’hanno visitato - La sofferenza patita dal ricorrente non va oltre quella inevitabile derivante dallo stato di detenzione - Mancato superamento della soglia minima di gravità affinché possa configurarsi un trattamento inumano o degradante vietato dall’art. 3 CEDU - Manifesta infondatezza della doglianza relativa all’art. 3 CEDU - Pretesa violazione del diritto al rispetto della vita familiare (art. 8 CEDU) in ragione della lontananza del luogo di detenzione dal luogo di residenza dei familiari del detenuto - Insussistenza di un diritto del detenuto di scegliere il luogo di detenzione ed irrilevanza delle difficoltà per i familiari di recarvisi in quanto conseguenza inevitabile della detenzione, purché la lontananza non crei problemi insormontabili per le visite dei familiari (circostanza non provata nel caso di specie) - Manifesta infondatezza della doglianza relativa all’art. 8 CEDU - Irricevibilità del ricorso.

Nota

In questo caso la Corte ha ritenuto non incompatibile con lo stato di salute del ricorrente la sottoposizione di quest’ultimo al regime carcerario detto di “Elevato Indice di Vigilanza”.

Per un precedente recente concernente la compatibilità tra stato di salute e detenzione v. decisione del 25 settembre 2007, ricorso n. 45531/06, Trisolini c. Italia.