Camera, sentenza 27 marzo 2008, ricorso n. 20620/04, Azevedo c. Portogallo

Ingerenza (art.10) - libertà di espressione - protezione della reputazione altrui.

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Massima

Condanna per diffamazione di un ricercatore di storia dell’arte per i giudizi espressi sull’opera di altro studioso – Sanzione pecuniaria (10 € per 100 giorni) convertibile, in caso di mancato pagamento, in 66 giorni di carcerazione – Pretesa violazione della libertà di espressione (art. 10 CEDU) – Rigetto dell’eccezione di mancato esaurimento formulata dal Governo convenuto – Valutazione da parte della Corte dell’ingerenza censurata alla luce del tenore delle affermazioni ritenute diffamatorie e del contesto nel quale esse sono state fatte, al fine di verificare se le restrizioni apportate alla libertà di espressione siano “proporzionate rispetto allo scopo perseguito” e se i motivi addotti dalle autorità nazionali per giustificarle siano “pertinenti e sufficienti” – Il dibattito relativo all’analisi storica e simbolica di un monumento locale, ancorché riguardante una materia assai specializzata, può considerarsi di interesse generale – L’autore di opere scientifiche pubblicate e disponibili sul mercato si espone ad eventuali critiche da parte dei lettori o di altri membri della comunità scientifica – Distinzione tra affermazioni di fatto, di cui è possibile provare la veridicità, e giudizi di valore, che non si prestano ad una dimostrazione della loro esattezza – Prevedere la possibilità di una pena detentiva in un caso classico di diffamazione produce immancabilmente un effetto dissuasivo sproporzionato – Difetto di un giusto equilibrio tra la necessità di salvaguardare il diritto del ricorrente alla libertà di espressione e quella di proteggere i diritti e la reputazione altrui – Violazione dell’art. 10 CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno patrimoniale commisurato alle somme versate dal ricorrente in esecuzione della condanna penale (sanzione pecuniaria, spese di giustizia e pubblicazione della sentenza) – La costatazione di violazione costituisce un’equa soddisfazione sufficiente per il danno non patrimoniale – Liquidazione delle spese legali.

Nota

In questo caso la Corte ha constatato la violazione della libertà di espressione del ricorrente, un ricercatore in storia dell’arte, sottolineando come i rilievi critici mossi ad un altro studioso costituissero giudizi di valore, non suscettibili di prova (sulla differenza tra “fatti” e “giudizi di valore”, cfr. Oberschlick c. Austria (n. 2), sentenza del 1° luglio 1997, Recueil des arrêts et décisions 1997-IV, § 33).

La Corte ha inoltre ritenuto che uno studioso che scrive opere destinate al pubblico si espone a critiche superiori a quelle ammissibili contro un privato cittadino (nuova giurisprudenza) e confermato che la possibilità di conversione di una pena pecuniaria in pena privativa di libertà rende in principio eccessiva la sanzione imposta (v. Cumpănă e Mazăre c. Romania [GC], n. 33348/96, § 113, CEDH 2004-XI).