Camera, sentenza 24 aprile 2008, ricorso n. 1365/07, C.G. e altri c. Bulgaria

Espulsione – diritto al rispetto della vita familiare – sicurezza nazionale.

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Massima

Espulsione del ricorrente (di nazionalità turca) per motivi di sicurezza nazionale – Pretesa violazione del diritto al rispetto della vita familiare (art. 8 CEDU) – Sussistenza di un’ingerenza ai sensi dell’art. 8, par. 2, CEDU – La condizione della “conformità alla legge” deve essere valutata anche in rapporto alla qualità della legge, nel senso che quest’ultima deve essere accessibile e prevedibile e deve accordare un’adeguata livello di protezione legale avverso ingerenze arbitrarie delle autorità, limitandone la discrezionalità in modo sufficientemente preciso – Nel caso di minacce per la sicurezza nazionale, il requisito della “prevedibilità” non impone agli Stati l’individuazione dettagliata a livello normativo di tutte le condotte che potrebbero giustificare un’espulsione, ma esige comunque che la misura in questione sia censurabile dinanzi ad un’autorità indipendente o ad un tribunale in grado di verificare in modo effettivo le ragioni che ne stanno alla base e di riesaminare le prove rilevanti – Necessità di un controllo sulla sussistenza delle esigenze di protezione della sicurezza nazionale addotte dalle autorità amministrative – La nozione di “sicurezza nazionale”, sebbene per sua natura assai ampia, non può essere interpretata al di là del suo significato naturale così da comprendere anche il presunto coinvolgimento del ricorrente in attività di narco-traffico – L’assenza di reali minacce per la sicurezza nazionale comporta che l’espulsione debba essere riesaminata attraverso rimedi che offrano un più alto livello di protezione all’individuo – Nell’avallare l’espulsione, i giudici interni hanno fatto uso di un rapporto del Ministero degli interni basato su misure di sorveglianza segreta senza compiere alcun ulteriore accertamento circa la valutazione del presunto rischio per la sicurezza nazionale – Assenza di garanzie idonee in materia di registrazione e conservazione delle informazioni raccolte ed in materia di legalità delle misure di sorveglianza segreta – Nonostante la formale possibilità di richiedere un riesame giurisdizionale dell’espulsione, il ricorrente non ha beneficiato del livello minimo di protezione contro l’arbitrio da parte delle autorità – Violazione dell’art. 8 CEDU – Pretesa violazione del diritto ad un ricorso interno effettivo (art. 13 CEDU) – In materia di immigrazione, gli Stati devono mettere a disposizione dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione ritenuto contrario all’art. 8 CEDU una possibilità effettiva di contestare l’espulsione e di ottenere un compiuto esame della questione con adeguate garanzie procedurali da parte di un foro domestico che offra sufficienti garanzie di indipendenza e imparzialità – Nel caso di espulsione motivate da esigenze di sicurezza nazionale, eventuali limitazioni alla divulgazione di informazioni coperte da segreto non possono comunque far venire meno l’esigenza di una verifica circa la sussistenza della pretesa minaccia per la sicurezza nazionale – Difetto di effettività del rimedio interno, tenuto conto tra l’altro dell’omessa considerazione da parte dei giudici nazionali della proporzionalità della misura rispetto alle esigenze di rispetto della vita familiare alla luce dei criteri elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea – Violazione dell’art. 13 CEDU – Pretesa violazione delle garanzie in materia di espulsione degli stranieri regolarmente residenti (art. 1 del Protocollo n. 7 alla CEDU) – Mancata osservanza del requisito della “conformità alla legge” sulla scorta delle medesime considerazioni svolte alla luce dell’art. 8 CEDU – Immediata esecuzione del provvedimento di espulsione nonostante l’assenza di genuine esigenze di sicurezza nazionale: inapplicabilità dell’eccezione di cui alla prima parte del par. 2 dell’art. 1 del Protocollo n. 7 – Assenza di argomenti idonei a dimostrare la proporzionalità della misura (immediata esecuzione del provvedimento) rispetto all’esigenza di protezione dell’ordine pubblico – Il ricorrente avrebbe dovuto avere l’opportunità di avvalersi delle garanzie procedurali prima di essere espulso dalla Bulgaria – Violazione delle garanzie sancite dall’art. 1 del Protocollo n. 7 – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno non patrimoniale e delle spese legali (accreditate direttamente sul conto bancario dei difensori).

Nota

Questa sentenza concerne l’espulsione del ricorrente, di nazionalità turca, sulla base di un “rapporto confidenziale” che ne dimostrava il coinvolgimento nel traffico di droga.

L’assenza di sufficienti garanzie procedurali contro l’espulsione (basata sulla ripetizione formalistica di formule di stile e di citazioni di articoli di legge) ha condotto la Corte a constatare la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU e dell’art. 1 del Protocollo n. 7 (a diverse conclusioni la Corte era giunta in Uner c. Paesi Bassi [GC], sentenza del 18 ottobre 2006, n. 46410/99).

Particolarmente significative risultano le considerazioni svolte dalla Corte in merito alla rilevanza di presunti rischi per la sicurezza nazionale nel quadro delle decisioni in materia di espulsione degli stranieri ed alla necessità di un controllo effettivo circa la sussistenza di tali rischi.