Camera, decisione 3 giugno 2008, ricorso n. 46956/07, De Witt c. Italia

Divieto di trattamenti degradanti (art. 3) - Trattamento degradante - Obbligo positivi dello Stato in relazione all’art. 3 - Livello inevitabile di sofferenza inerente la detenzione (art. 3) - Tribunale competente (art. 5).

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Massima

Rifiuto delle autorità nazionali di concedere, ai sensi dell'art. 147 comma 1 c.p., la sospensione dell'esecuzione della pena in ragione delle condizioni di salute del ricorrente affetto da crisi epilettiche, diabete e patologie epatiche (HBV e HCV) – Pretesa violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti (art. 3 CEDU) e del diritto alla libertà personale (art. 5 CEDU) – Irrilevanza della questione alla luce dell'art. 5 CEDU – Valutazione del trattamento alla luce dell'insieme delle circostanze di specie al fine di stabilire se esso possa qualificarsi come inumano o degradante – Obbligo positivo degli Stati contraenti di assicurare che le persone private della libertà siano detenute in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione della pena non le sottopongano ad angosce o tribolazioni di intensità eccedente il livello inevitabile di sofferenze inerente alla detenzione e che la loro salute ed il loro benessere siano adeguatamente salvaguardati – La carenza di appropriate cure mediche e, più in generale, la detenzione di una persona malata in condizioni inadeguate può in linea di principio costituire un trattamento contrario all'art. 3 CEDU – Se non può dedursi un obbligo generale di rimettere in libertà un detenuto o di trasferirlo in una struttura ospedaliera civile, anche se quest'ultimo soffre di una patologia particolarmente difficile da curare, l'art. 3 CEDU impone comunque allo Stato di proteggere l'integrità fisica delle persone private della libertà e, in condizioni particolarmente gravi, non si può escludere che le esigenze di una buona amministrazione della giustizia penale esigano l'adozione di misure di natura “umanitarie” - Necessità di esaminare la compatibilità della detenzione con lo stato di salute del ricorrente alla luce delle sue condizioni, della qualità delle cure somministrategli e dell'opportunità di mantenere la detenzione alla luce del suo stato di salute – Nel caso di specie, le autorità italiano hanno adempiuto all'obbligo di salvaguardare l'integrità fisica del ricorrente sottoponendolo a controlli e cure mediche appropriati – Mancato raggiungimento della soglia minima di gravità richiesta per ricondurre il trattamento censurato nell'ambito di applicazione dell'art. 3 CEDU – Irricevibilità del ricorso per manifesta infondatezza.

Nota

De Witt c. Italia, decisione del 3 giugno 2008, n. 46956/07, in materia di compatibilità tra detenzione e condizioni di salute del ricorrente.

A differenza del caso Scoppola c. Italia (cfr. sentenza del 10 giugno 2008, n. 50550/06), la Corte ha concluso che il ricorrente riceveva, in carcere, cure adeguate per le patologie da cui era affetto, il che ha permesso di escludere ogni apparenza di violazione dell’art. 3 CEDU.

In senso conforme, v. Pesce c. Italia, decisione del 29 gennaio 2008, n. 19270/07 e Trisolini c. Italia, decisione del 25 settembre 2007, n. 45531/06.