Camera, decisione 13 maggio 2008, ricorso n. 8019/04, Di Bella e Dragotta c. Italia

Diritto alla vita – Obbligo positivo di protezione della salute – Diritto ad un rimedio interno effettivo.

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Massima

Decesso in ospedale di una bambina affetta da disfagia dovuto all'ingestione di cibi solidi – Archiviazione del procedimento penale – Procedimento civile per il risarcimento del danno conclusosi a seguito di una transazione tra i ricorrenti (genitori della bambina deceduta) e la compagnia assicurativa – Pretesa violazione dell'obbligo di proteggere la vita (art. 2 CEDU) per omessa adozione di adeguate misure preventive – Obbligo positivo dello Stato di istituire un quadro regolamentare che imponga agli ospedali, pubblici o privati, l'adozione delle misure idonee ad assicurare la protezione dei propri malati e di istituire un sistema giudiziario efficiente ed indipendente che consenta di stabilire le cause che hanno provocato la morte di un individuo che si trovi sotto la responsabilità degli operatori sanitari e, se necessario, di obbligare questi ultimi a rispondere dei loro atti – L'obbligo positivo è adempiuto allorché il sistema giudiziario offre agli interessati un ricorso dinanzi alle giurisdizioni civili – Accettazione in via transattiva di un risarcimento idoneo a soddisfare gran parte delle rivendicazioni formulate dai ricorrenti – Perdita sopravvenuta della qualità di vittima – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza – Pretesa violazione del diritto ad un rimedio interno effettivo (art. 13 CEDU) – Assenza di una doglianza “difendibile” ai sensi dell'art. 2 CEDU – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza.

Nota

Nel caso di specie, la Corte ha ribadito i principi enunciati nella sua pregressa giurisprudenza relativamente agli obblighi positivi gravanti in capo agli Stati relativamente alla protezione della salute dei pazienti nell'ambito delle strutture sanitarie (cfr., in particolare, Calvelli e Ciglio c. Italia [GC], n. 32967/96 § 49, e Eriksson c. Italia (dec.), n. 37900/97, 26.10.1999).

Secondo la Corte, la definizione transattiva di una controversia civile avente ad oggetto il risarcimento del danno per colpa medica comporta la perdita della qualità di vittima per far valere la violazione dell'art. 2 CEDU.