Camera, decisione 4 marzo 2008, ricorso n. 15585/06, El Morsli c. Francia

Ingerenza (art. 9) - Libertà di pensiero coscienza e religione - diritto al rispetto della vita privata e familiare - manifesta infondatezza - mancato esaurimento dei ricorsi interni.

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Massima

Rifiuto delle autorità consolari francesi di concedere un visto di ingresso alla ricorrente (moglie di un cittadino francese) che, nell’accedere ai locali del consolato, si era rifiutata di sollevare il velo per un controllo identificativo se non in presenza di una donna – Pretesa violazione del diritto alla libertà di religione (art. 9 CEDU) – Sussistenza di un’ingerenza ai sensi dell’art. 9, par. 2, CEDU, in quanto indossare il velo può considerarsi come “un atto motivato o ispirato da una religione o da una convinzione religiosa” – Necessità dell’ingerenza in una società democratica per motivi legati alla protezione della pubblica sicurezza, tenuto conto anche del carattere assai limitato nel tempo dell’obbligo di scoprire il volto a fini identificativi – Il fatto che non sia stata una donna ad essere incaricata di procedere all’identificazione della ricorrente non eccede il margine di apprezzamento dello Stato – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza – Pretesa violazione del diritto al rispetto della vita familiare (art. 8 CEDU) – Onere per la ricorrente di sollevare la doglianza dinanzi alle autorità nazionali “nelle condizioni e nei termini stabiliti dal diritto interno” – La ricorrente non ha rispettato le condizioni poste dal diritto interno per l’introduzione di una domanda di visto e non ha dunque messo le autorità nazionali in condizione di apprezzare la doglianza attinente all’art. 8 CEDU – Analoghe considerazioni valgono per le altre doglianze sollevate dalla ricorrente in relazione agli artt. 2 e 14 CEDU ed all’art. 2 del Protocollo n. 1 – Irricevibilità delle doglianze per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne.

Nota

La Corte ha ritenuto che il rifiuto di concedere un visto di entrata in Francia ad una donna che aveva rifiutato di sollevare il velo islamico ad un controllo di identità per accedere agli uffici del consolato francese non costituisse una restrizione sproporzionata della libertà di religione della ricorrente (cfr. anche Phull c. Francia, decisione dell’11 gennaio 2005, n. 35753/03; in materia di velo islamico, il leading case può essere considerato Leyla Sahin c. Turchia [GC], sentenza del 10 novembre 2005, n. 44774/98, CEDH 2005-...). La Corte ha altresì rigettato la doglianza relativa alla pretesa violazione del diritto al rispetto della vita familiare per mancato esaurimento dei ricorsi interni, considerando il rifiuto di sottoporsi al controllo di identità come mancato adempimento delle condizioni previste dal diritto interno per far valere la doglianza dinanzi alle autorità nazionali.