Camera, decisione 29 aprile 2008, ricorso n. 33290/07, Garagin c. Italia

Divieto di discriminazione - -situazione comparabile - Nulla poena sine lege – condanna - infrazione penale (o reato).

 TestoVisualizza il testo integrale

Massima

Applicazione della pena dell’ergastolo ai sensi dell’art. 73, comma 2, c.p. (concorso di reati) in sede di decisione su un’istanza di permesso premio da parte di un condannato a due pene detentive non inferiori a 24 anni rese da giudici diversi – Pretesa violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti per effetto della condanna alla reclusione perpetua (art. 3 CEDU) – Valutazione della compatibilità dell’ergastolo con l’art. 3 CEDU alla luce dei criteri sanciti dalla Grande Camera nella sentenza 12 febbraio 2008, Kafkaris c. Grecia, e cioè verificando in particolare se tale pena risulti “comprimibile” de jure o de facto in base alla legislazione interna vigente – Esistenza nell’ordinamento italiano della possibilità che il condannato all’ergastolo benefici di un trattamento carcerario meno severo e di una liberazione anticipata – L’aver imposto al ricorrente la pena della reclusione perpetua non raggiunge il livello di gravità necessario per ricadere nel campo di applicazione dell’art. 3 CEDU – Pretesa violazione del diritto ad un ricorso interno effettivo (art. 13 CEDU) – Possibilità per il ricorrente di ricorrere per cassazione avverso la decisione secondo cui la pena da scontare era quella dell’ergastolo ed effettivo riesame della corretta applicazione delle norme interne da parte della Corte di cassazione – Pretesa violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) – Omessa dimostrazione circa la sussistenza di un trattamento differenziato del ricorrente rispetto a persone in situazioni analoghe – Pretesa violazione delle garanzie dell’equo processo (art. 6 CEDU) – Inapplicabilità dell’art. 6 CEDU alle procedure aventi ad oggetto questioni concernenti l’esecuzione delle pene (quali quella attinente all’applicazione delle regole interne relative alla cumulabilità delle pene inflitte in esito a separati procedimenti penali) – Anche ad ammettere l’applicabilità dell’art. 6 CEDU al caso di specie, non vi sono elementi che evidenzino un difetto di equità della procedura – Pretesa violazione del diritto alla libertà personale (art. 5, par. 1, lett. a CEDU) e del divieto di retroattività delle pene (art. 7 CEDU) – Sussistenza di un sufficiente nesso di causalità tra le condanne inflitte a carico del ricorrente e la privazione di libertà in esecuzione delle stesse – Assenza di arbitrarietà dell’interpretazione dell’art. 73, comma 2, c.p. accolta dalle giurisdizioni nazionali sulla scorta di una pregressa giurisprudenza della Corte di cassazione – Irricevibilità delle doglianze per manifesta infondatezza.

Nota

In questo caso, la Corte ha ritenuto che, in considerazione delle possibilità di liberazione anticipata di cui gode il condannato in Italia, l’inflizione della pena dell’ergastolo non sia, di per sé, un trattamento contrario all’art. 3 CEDU.

La decisione fa applicazione dei principi affermati dalla Grande Camera in Kafkaris c. Cipro [GC], sentenza del 12 febbraio 2008, n. 21906/04.

Essa merita attenzione anche per l’affermazione secondo cui la correzione di un provvedimento di cumulo della Procura (che applicava una pena inferiore) da parte della Corte d’appello e della Corte di Cassazione non comporta una violazione del divieto di retroattività delle pene (art. 7 CEDU) quando costituisca, come nella specie, interpretazione non arbitraria delle norme interne sul cumulo delle pene in base ad una pregressa giurisprudenza.