Camera, decisione del 29 aprile 2008, ricorso n. 17494/07, Kajolli c. Italia

Diritto a un processo equo (informazione sulla natura e sui motivi dell’accusa in una lingua comprensibile – ottenere l’esame dei testimoni).

 TestoVisualizza il testo integrale

Massima

Cittadino albanese processato e condannato in contumacia per traffico di stupefacenti – Mancata traduzione degli atti in albanese e pretesa violazione dell’art. 6, par. 3, CEDU – Diritto dell’imputato alla traduzione di tutti gli atti processuali in una lingua che comprenda qualora la conoscenza della lingua del processo non sia dimostrata – Nel caso di specie l’imputato non ha partecipato al processo, nessuna notifica è andata a buon fine e tutti gli atti sono stati notificati al solo avvocato italiano – In tali circostanze traduzione non richiesta dalla Convenzione – Doglianza irricevibile per manifesta infondatezza – Mancata audizione di un ufficiale della polizia albanese in grado di confermare la titolarità da parte dell’imputato di una delle linee telefoniche intercettate – Pretesa violazione dell’art. 6, par. 3 d), CEDU – Identificazione del ricorrente come intestatario della linea telefonica in questione risultante anche da altri elementi (in particolare dalla testimonianza di un agente della polizia italiana e da una nota della polizia albanese) – Doglianza irricevibile per manifesta infondatezza.

Nota

Kajolli c. Italia, decisione del 29 aprile 2008, n. 17494/07, significativa per l’affermazione secondo cui il rifiuto di tradurre in albanese gli atti della procedura ad un imputato straniero latitante non viola l’art. 6 § 3 a) CEDU. La Corte ha distinto il caso rispetto alla sentenza (di violazione) Brozicek c. Italia (del 19 dicembre 1989, serie A n. 167).