Camera, sentenza del 4 marzo 2008, ricorso n. 33065/03, Samoila e Cionca c. Romania

Presunzione di innocenza – Diritto alla libertà e sicurezza (tradotto al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro magistrato e presentazione di un ricorso).

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Massima

Poliziotti accusati di atti di corruzione – Pretesa violazione del principio di presunzione di innocenza (art. 6, par. 2, CEDU) – Dichiarazioni alla stampa, sia da parte del procuratore che da parte del superiore degli imputati, assertive della colpevolezza dei ricorrenti – Presentazione degli imputati all’udienza con indosso un’uniforme penitenziaria solitamente riservata ai condannati – Violazione dell’art. 6, par. 2, CEDU – Asserita violazione dell’art. 5, par. 3 CEDU, per la presentazione tardiva davanti a un giudice dopo l’arresto – Mancato esame da parte del tribunale della questione della legalità dell’arresto e rinvio alla corte d’appello sul punto – Conseguente esame da parte della corte d’appello 9 giorni dopo l’arresto – Violazione dell’art. 5, par. 3, CEDU – Pretesa violazione dell’art. 5, par. 4, CEDU per il rifiuto della Corte suprema di esaminare la legalità del protrarsi della custodia cautelare dopo la pronuncia della corte d’appello e per l’assenza degli imputati in occasione delle udienze innanzi alla Corte suprema, diversamente dal procuratore – Data dell’udienza notificata agli avvocati il giorno prima o il giorno stesso - Comunicazioni ai ricorrenti rallentate dal controllo della corrispondenza in carcere e conseguenti difficoltà di comunicare con gli avvocati – Avvocati d’ufficio non sufficientemente al corrente del fascicolo e comunque nominati poco prima della decisione - Violazione dell’art. 5, par. 4, CEDU – Liquidazione del danno non patrimoniale e delle spese legali.

Nota

Samoila e Cionca c. Romania, sentenza del 4 marzo 2008, n. 33065/03, che risulta significativa per la violazione della presunzione di innocenza derivante dalle dichiarazioni colpevoliste rese non solo da funzionari di polizia (cfr. Allenet de Ribemont c. Francia, sentenza del 10 febbraio 1995, serie A n. 308), ma anche dal p.m. (che in altre occasioni la Corte aveva ritenuto non soggetto all’obbligo di imparzialità: v., ad es., Priebke c. Italia, decisione del 5 aprile 2001, n. 48799/99; Forcellini c. San Marino, decisione del 28 maggio 2002, n. 34657/97; De Lorenzo c. Italia, decisione del 12 febbraio 2004, n. 69264/01). Inoltre, l’art. 6 § 2 è stato ritenuto violato per il fatto che i ricorrenti sono stati condotti all’udienza nella tenuta riservata ai detenuti condannati, il che poteva rafforzare nel pubblico la convinzione che fossero colpevoli (nuova giurisprudenza).

La sentenza è significativa anche per la violazione del diritto all’equo processo conseguente alle modalità di difesa ed ai termini concessi agli avvocati dei ricorrenti per preparare l’udienza di fronte alla Corte suprema rumena (cfr., mutatis mutandis, Sannino c. Italia, sentenza del 27 aprile 2006, n. 30961/03).