Camera, decisione del 13 maggio 2008, ricorso n. 10249/03, Scoppola c. Italia

Nulla poena sine lege – Diritto a un processo equo.

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Massima

Ricorrente condannato per omicidio e lesioni gravi – Richiesta di procedura abbreviata ai sensi dell’art. 442 c. 2 del Codice di procedura penale – Successiva applicazione di una riforma entrata in vigore lo stesso giorno della condanna e commutazione della pena in ergastolo – Pretesa violazione dell’art. 7 CEDU (nulla poena sine lege) e dell’art. 6, par. 1, CEDU – Eccezione di non-esaurimento delle vie di ricorso interne da parte del Governo in quanto il ricorrente, di fronte alla Corte di cassazione, si è limitato ad affermare che la pena dell’ergastolo non avrebbe dovuto essergli inflitta – Coincidenza sostanziale con la questione oggetto del ricorso alla Corte – Eccezione respinta – Doglianza ammissibile e rinvio dell’esame alla fase del merito.

Nota

Scoppola c. Italia, decisione del 13 maggio 2008, n. 10249/03, nella quale la Corte ha dichiarato ricevibili doglianze ex artt. 6 e 7 CEDU in relazione alla modifica della normativa in tema di giudizio abbreviato, che ha condotto, nella fattispecie, a punire il ricorrente con la pena dell’ergastolo in luogo di quella di trent’anni di reclusione. Nella sentenza di merito la Corte dovrà esaminare due complesse questioni: se le norme in materia di pena da applicare all’esito del giudizio abbreviato siano sostanziali o di procedura e se l’art. 7 garantisca, implicitamente, la retroattività della norma penale più favorevole (per una soluzione negativa, v. X c. Germania, n. 7900/77, decisione della Commissione del 6 marzo 1978, Décisions et Rapports 13, p. 70l; tale decisione è tuttavia risalente nel tempo).