Camera, sentenza del 10 giugno 2008, ricorso n. 50550/06, Scoppola c. Italia

Divieto di tortura (trattamento inumano).

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Massima

Ricorrente anziano (67 anni) e disabile detenuto in seguito a condanna per l’omicidio della coniuge e il ferimento di uno dei figli – Incompatibilità della detenzione in struttura penitenziaria non attrezzata con le condizioni di salute del ricorrente, riconosciuta dal tribunale interno competente – Pretesa violazione dell’art. 3 CEDU – Rilevanza, dal punto di vista dell’art. 3 CEDU, del protrarsi della detenzione di una persona anziana e malata - Decisione del tribunale in favore degli arresti domiciliari non eseguita per motivi indipendenti dalla volontà del ricorrente – Mancato rispetto dell’obbligo delle autorità di attivarsi per trovare una soluzione alternativa e trasferimento tardivo in una prigione attrezzata – Violazione dell’art. 3 CEDU – Liquidazione del danno non patrimoniale e delle spese legali.

Nota

Scoppola c. Italia, sentenza del 10 giugno 2008, n. 50550/06: si tratta del primo caso in cui la Corte ha concluso alla violazione sostanziale dell’art. 3 CEDU in conseguenza delle condizioni di detenzione del ricorrente in Italia. In particolare, il tribunale di sorveglianza aveva riconosciuto che, tenuto conto dello stato di salute del detenuto, la prosecuzione della sua privazione di libertà in un penitenziario non dotato di strutture adeguate si sarebbe risolta in un trattamento inumano e degradante, ma per lungo tempo non fu adottata nessuna misura. Per un’ipotesi di violazione procedurale dell’art. 3 contro il nostro paese (mentre la parte sostanziale della doglianza fu rigettata), cfr. Labita c. Italia [GC], sentenza del 6 aprile 2000, n. 26772/95, CEDH 2000-IV.