Camera, sentenza 10 aprile 2008, ricorso n. 21071/05, Wasserman c. Russia (n. 2)

Condizioni di ricevibilità - ratione materiae- ricorso interno effettivo, Ricorsi individuali - vittima, diritto ad un ricorso effettivo - ricorso effettivo, Diritto a un processo equo - accesso a un tribunale - procedimento di esecuzione.

 TestoVisualizza il testo integrale

Massima

Ritardo nell'esecuzione di una sentenza che obbligava l'amministrazione dello Stato a restituire una somma di denaro al ricorrente – Accertamento della violazione del diritto di accesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) e del diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1) nella sentenza della Corte europea del 18 novembre 2004, ricorso n. 15021/02, Wasserman c. Russia – Ulteriore ritardo nella restituzione delle somme dovute – Azione per la riparazione dei danni subiti a causa dell'eccessiva durata della procedura esecutiva – Parziale compensazione del danno non patrimoniale – Eccezione di incompetenza ratione materiae della Corte – Portata dell'obbligo di conformarsi alle sentenze della Corte previsto dall'art. 46, par. 1, CEDU – Difetto di giurisdizione in ordine al controllo sull'adempimento di tale obbligo e sulle misure adottate a livello interno per porre fine alla violazione – Sussistenza di giurisdizione della Corte in ordine alle misure adottate dallo Stato convenuto nella fase successiva all'emanazione della sentenza, allorché il ricorrente sollevi una nuova questione non decisa in tale sentenza, come nel caso di violazioni a carattere continuativo – Nel caso di specie, l'oggetto della doglianza è costituito dall'ulteriore ritardo nell'esecuzione della sentenza interna registratosi nel periodo successivo alla pronuncia della Corte e nell'assenza di un rimedio interno effettivo, circostanze che fuoriescono dalla supervisione di competenza del Comitato dei Ministri – Esame circa la sussistenza della qualità di vittima del ricorrente in rapporto all'eccessiva durata della procedura esecutiva: necessità di considerare la riparazione ottenuta dal ricorrente a livello interno e, più in generale, l'effettività dei rimedi all'uopo offerti dall'ordinamento nazionale – Pretesa violazione del diritto ad un rimedio interno effettivo (art. 13 CEDU) – Richiamo ai principi elaborati nella giurisprudenza della Corte relativamente all'effettività dei rimedi per eccessiva durata dei procedimenti (sentenza 29 marzo 2006, Scordino c. Italia, § 182 ss.) - Requisiti di effettività dei rimedi a carattere riparatorio – L'ammontare della riparazione riconosciuta a livello interno non può essere irragionevolmente inferiore rispetto agli importi liquidati dalla Corte in casi simili – Assenza di un rimedio sufficientemente certo nella pratica – Eccessiva durata del procedimento di riparazione – Inadeguatezza della riparazione per il danno non patrimoniale – Violazione dell'art. 13 CEDU – Pretesa violazione del diritto di acesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) e del diritto al pacifico godimento dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1) in relazione all'ulteriore ritardo nell'esecuzione della sentenza interna – Insussistenza di elementi o fatti tali da indurre la Corte a diverse conclusioni rispetto a quelle raggiunte in altri casi analoghi – Violazione dell'art. 6, par. 1, CEDU e dell'art. 1 del Protocollo n. 1 – Equa soddisfazione (art. 41) – Liquidazione del danno patrimoniale (interessi sul credito) e del danno non patrimoniale – Liquidazione delle spese legali.

Nota

Wasserman c. Russia (n. 2), sentenza del 10 aprile 2008, n. 21071/05, ove viene constatata la violazione dell’art. 13 CEDU a causa dell’inefficacia di fatto di una procedura volta a compensare il ricorrente per la precedente non-esecuzione di una sentenza in suo favore, cosa che aveva portato, nel 2004, la Corte europea a concludere alla violazione degli artt. 6 CEDU e 1 Prot. 1.

La sentenza presenta interesse in quanto, pur confermando la giurisprudenza secondo cui spetta al Comitato dei Ministri sorvegliare l’esecuzione delle sentenze della Corte (v., ex pluribus, N.F. c. Italia, decisione del 3 maggio 2007, n. 24837/05), quest’ultima ha tuttavia competenza a pronunciarsi su fatti sopravvenuti, integranti, potenzialmente, nuove violazioni della CEDU.