Camera, decisione 22 aprile 2008, ricorso n. 43347/04, Zerella c. Italia

equo processo – diritto di accesso ad un tribunale.

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Massima

Omessa notificazione al difensore della parte civile del ricorso per cassazione proposto dall’imputato condannato in appello per il reato di ingiuria e della data della relativa udienza di discussione – Assoluzione dell’imputato in applicazione dell’art. 599, comma 2, c.p. (non punibilità per aver commesso il fatto in stato di ira provocato da un fatto ingiusto altrui) – Pretesa violazione del diritto di accesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) – Applicabilità del diritto di accesso ad un tribunale alle sole “contestazioni” relative a “diritti e obbligazioni di carattere civile” che si possano ritenere, almeno in modo “difendibile”, riconosciuti dal diritto interno – L’art. 6, par. 1, CEDU non garantisce il diritto di intraprendere un’azione penale nei confronti di terzi al fine di ottenerne la condanna – Possibilità per la parte civile di costituirsi tempestivamente nella procedura dinanzi alla Corte di cassazione, nonostante la mancata notifica del ricorso, avendo essa avuto cognizione della pendenza di tale procedura al momento del ritiro di una copia della sentenza di appello – L’assoluzione dell’imputato ai sensi dell’art. 599, comma 2, c.p. non pregiudica l’esito di un’eventuale azione di risarcimento del danno esercitata in sede civile – Assenza di elementi idonei a dimostrare che una tale azione sarebbe priva di chances di successo o inaccessibile per il ricorrente – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza.

Nota

Con questa pronuncia, la Corte ha ribadito che la preclusione della via penale per far valere una pretesa risarcitoria non comporta, di per sé, una violazione del diritto di accesso ad un tribunale qualora il ricorrente abbia la possibilità di adire le giurisdizioni civili come nel caso di specie (cfr., mutatis mutandis, Waite e Kennedy c. Germania [GC], n. 26083/94, §§ 68-70, CEDH 1999-I).

La decisione è significativa anche per il fatto che, in mancanza di una notifica ufficiale alla parte civile della data dell’udienza in cassazione, la Corte ha attribuito importanza alla conoscenza di fatto della pendenza del ricorso presentato dall’imputato.