Camera, sentenza 17 giugno 2008, ricorso n. 21899/02, Abdullah Yilmaz c. Turchia

Diritto alla vita (vita)

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Massima

Suicidio di una recluta in seguito agli insulti e ai maltrattamenti da parte di un sottufficiale - Pretesa violazione dell’art. 2 CEDU – Obbligo per gli Stati di proteggere le persone poste sotto la loro giurisdizione dalle lesioni che possono essere arrecate da altri oppure da sé stesse applicabile anche nell’ambito del servizio militare obbligatorio e implicante la garanzia di un alto livello di professionalità fra i militari professionisti – Suicidio provocato dal comportamento di un sottufficiale non in grado di assolvere il dovere professionale di tutelare il benessere psico-fisico dei propri sottoposti – Maltrattamenti inferti ad un sottoposto della cui fragilità psichica il sottufficiale era consapevole – Regolamenti e quadro gerarchico-disciplinare inadeguati rispetto alla categoria dei sergenti specialisti – Procedura interna finalizzata ad accertare unicamente eventuali responsabilità per lesioni personali e non anche con riferimento alla lesione del diritto alla vita (rispetto alla quale la possibilità di agire in sede civile per il risarcimento dei danni non è rilevante) – Violazione art. 2 CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno patrimoniale, non patrimoniale e delle spese legali.

Nota

Abdullah Yilmaz c. Turchia, sentenza del 17 giugno 2008, n. 21899/02, riguardante il suicidio di un soldato a seguito delle violenze fisiche e verbali di un superiore. La sentenza è degna di nota in particolare per l’affermazione secondo cui lo Stato è obbligato a assicurare un alto livello di competenza dei professionisti dell’esercito, in quanto le azioni ed omissioni di questi ultimi possono, in certe circostanze, mettere in gioco la sua responsabilità internazionale ex art. 2 CEDU.