Camera, sentenza 24 giugno 2008. N. 3669/03, Adamsons c. Lettonia

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Massima

Esclusione del ricorrente (già Comandante delle Forze armate e Ministro degli interni) dalle liste dei candidati eleggibili del suo partito in ragione della sua passata carriera militare al servizio delle Forze di guardia-frontiera del KGB – Eccezione preliminare del Governo convenuto di radiazione del ricorso dal ruolo per sopravvenuta carenza di interesse: rigetto dell’eccezione in quanto l’applicazione delle disposizioni legislative contestate è stata prorogata di dieci anni ed il ricorrente continua a subirne gli effetti pregiudizievoli – Eccezione di mancato previo esaurimento dei ricorsi interni per omessa impugnazione della sentenza che aveva accertato la collaborazione del ricorrente con il KGB – Esigenza di valutare l’adeguatezza e l’effettività di un rimedio senza formalismi eccessivi, tenendo conto in modo realistico non soltanto dei ricorsi “teoricamente” previsti dal sistema giuridico interno, ma anche del contesto giuridico e politico in cui essi si inquadrano – Nel caso di specie il ricorrente poteva legittimamente ritenere che la sentenza in questione fosse a lui favorevole ed era pertanto esonerato dal proporre appello – Rigetto dell’eccezione – Pretesa violazione del diritto di elettorato passivo (art. 3 del Protocollo n. 1 alla CEDU) – Ricapitolazione dei principi interpretativi elaborati dalla giurisprudenza della Corte relativamente alla portata dell’art. 3 del Protocollo n. 1 – Nozione di “limitazione implicita” ed ampio margine di apprezzamento delle autorità statali in materia di sistemi elettorali – Il diritto di elettorato passivo può essere soggetto a restrizioni maggiori rispetto al diritto di voto, essendo il sindacato della Corte circoscritto alla verifica dell’assenza di arbitrarietà nelle procedure interne che hanno portato a privare una persona dell’eleggibilità – Richiamo alle conclusioni raggiunte nella sentenza Zdanoka c. Lettonia in ordine alla valutazione della proporzionalità di limitazioni al diritto di elettorato passivo – Condizioni generali per la compatibilità con la CEDU delle c.d. procedure di lustration – Legalità dell’interdizione: assenza di arbitrarietà manifesta nelle conclusioni cui sono pervenuti i giudici interni relativamente all’applicazione dell’interdizione nei confronti del ricorrente – Sussistenza di uno scopo legittimo consistente nella protezione dell’indipendenza dello Stato, dell’ordine democratico, del sistema istituzionale e della sicurezza nazionale (tenuto conto che il KGB ha svolto un ruolo attivo nel mantenimento del regime totalitario e che le sue azioni erano contrarie ai principi garantiti dalla CEDU) – Proporzionalità dell’interdizione – Affinché una misura legislativa sia conforme all’art. 3 del Protocollo n. 1 è necessario un grado di individualizzazione minore rispetto a quello richiesto dagli artt. 8-11 CEDU, ma il potere di apprezzamento delle autorità nazionali non deve mai essere esorbitante e deve essere, con un livello sufficiente di precisione, circoscritta dalle disposizioni del diritto interno – Valutazione del contesto socio-storico particolare in cui si inscrive la questione – Con il passare del tempo un mero sospetto generale nei confronti di un gruppo di persone non è più sufficiente a giustificare una misura restrittiva, ma le autorità devono apportare degli argomenti e degli elementi di prova supplementari – Differenze rispetto al caso Zdanoka – Il gruppo destinatario dell’interdizione è definito in maniera troppo generale, sicché la restrizione dei diritti elettorali dei suoi membri deve seguire un approccio individualizzato che permetta di tenere conto del loro comportamento reale, tanto più con il passare del tempo – Assenza di elementi di prova idonei a stabilire la partecipazione del ricorrente ad attività antidemocratiche durante l’esercizio delle sue funzioni nelle forze di guardia-frontiera – Il comportamento successivo del ricorrente non mostra alcun segnale di opposizione o ostilità al ristabilimento dell’indipendenza della Lettonia e del suo ordine democratico – La misura interdittiva è stata applicata tardivamente dopo dieci anni di carriera militare e politica di notevole rilievo – A giudizio della Corte, soltanto delle ragioni davvero imperative potevano giustificare l’ineleggibilità del ricorrente in tali condizioni, tenuto conto altresì dell’esigenza di rispettare il principio del legittimo affidamento inerente all’art. 3 del Protocollo n. 1 – Manifesta arbitrarietà della proroga dell’interdizione per ulteriori dieci anni – Superamento del margine di apprezzamento ammissibile da parte delle autorità nazionali – Violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1 – Pretesa violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) – Non necessario esaminare la doglianza relativa all’art. 14 CEDU alla luce delle conclusioni cui la Corte è pervenuta relativamente alla violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1 – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno non patrimoniale – Rigetto della domanda a titolo di danno patrimoniale per lucro cessante perché, a differenza di altri casi, il ricorrente non è stato destituito da un mandato elettivo e privato del relativo trattamento economico.

Nota

Questa pronuncia riguarda l’interdizione imposta al vice-presidente di un partito politico di candidarsi alle elezioni legislative, per aver fatto parte del KGB.

La sentenza presenta interesse per i punti seguenti:

a) completa la sentenza Zdanoka c. Lettonia (16 marzo 2006, n. 58278/00), in quanto riguarda non solo i membri dell’ex partito comunista dell’URSS, ma anche gli agenti del KGB;

b) indica i requisiti che le norme sull’ineleggibilità debbono possedere per essere conformi alla Convenzione, insistendo sulla necessità di un approccio individualizzato che tenga conto, inter alia, del tempo trascorso dall’esercizio delle funzioni ritenute incompatibili con la partecipazione ad una competizione elettorale.