Camera, decisione 3 giugno 2008, ricorso n. 28443/06, De Stefano c. Italia, e altri 13 ricorsi
(n. 31209/06, n. 31221/06, n. 32258/06; n. 33840/06, n. 33880/06, n. 33887/06, n. 33889/06, n. 37709/06, n. 37713/06, n. 44872/06, n. 46033/06, n. 4026/07, n. 7525/07)

Protezione della proprietà – beni – diritto ad un equo processo

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Massima

Abrogazione delle disposizioni legislative riguardanti l’inderogabilità dei minimi tariffari per la determinazione degli onorari di avvocato (c.d. “decreto Bersani”) – Pretesa violazione del diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1) per effetto della modifica dei criteri di calcolo degli onorari professionali – La nozione di “beni” comprende anche i crediti e le “legittime aspettative” di ottenere il godimento effettivo di un diritto di proprietà, ma non anche la mera speranza di vedersi riconoscere un diritto di proprietà che non si è in grado di esercitare effettivamente né il credito condizionale che si estingua per la mancata realizzazione della condizione – Il guadagno professionale futuro dell’avvocato non può considerarsi un “bene” ai sensi dell’art. 1 del Protocollo n. 1 a meno che non si tratti di compensi già maturati per l’attività svolta o di un credito certo ed esigibile (come nel caso Ambruosi c. Italia) – Assenza nella specie di “bene” consistente nel diritto a preservare i livelli di remunerazione asseritamente più alti garantiti dall’obbligatorietà dei minimi tariffari – I ricorrenti non hanno provato che la liberalizzazione delle tariffe abbia profondamente alterato le condizioni della loro attività professionale e diminuito i loro guadagni nonché il valore della loro clientela – Irricevibilità della doglianza per incompatibilità ratione materiae con le disposizioni convenzionali – Pretesa violazione del diritto ad un equo processo (art. 6) per la riduzione degli standard qualitativi delle prestazioni professionali conseguente all’eliminazione dei minimi tariffari obbligatori – Le disposizioni contestate non costituiscono un’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia al fine di incidere sulla definizione giudiziaria delle controversie – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza

Nota

Con questa decisione, la Corte ha ritenuto che l’abrogazione dei minimi tariffari per la determinazione degli onorari di avvocato prevista dal c.d. “decreto Bersani” non costituisca un’ingerenza nel pacifico godimento di un “bene” rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1, né un’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia rilevante ai sensi dell’art. 6 CEDU. La Corte ha distinto il caso in esame da quelli in cui gli avvocati si lamentavano di un’ingerenza nella riscossione di un credito professionale certo ed esigibile per prestazioni già espletate (cfr., ad esempio, sentenza Ambruosi c. Italia, ricorso n. 31227/96, § 20, 19 ottobre 2000).