Camera, decisione 27 maggio 2008, ricorso n. 30392/03, Marchiani c. Francia

esaurimento dei ricorsi interni - manifesta infondatezza - ratione materiae - termine di sei mesi - margine di apprezzamento - proporzionalità - processo equo - presunzione di innocenza - ingerenza - necessaria in una società democratica - difesa dell’ordine - prevista dalla legge - accessibilità - prevedibilità - autorità pubblica - rispetto della corrispondenza - rispetto della vita privata

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Massima

Procedimenti penali a carico di un membro del Parlamento europeo – Rigetto dell’istanza di revoca dell’immunità parlamentare da parte del Parlamento europeo per possibile fumus persecutionis – Intercettazioni delle conversazioni sulla linea telefonica del domicilio del ricorrente e sul cellulare di sua moglie – Decisione della Corte di cassazione di ritenere pienamente valide ed utilizzabili le intercettazioni effettuate quando il ricorrente era ancora membro del Parlamento europeo – Condanna del ricorrente sulla base delle intercettazioni telefoniche contestate – Pretesa violazione del diritto alla presunzione di innocenza (art. 6, par. 2, CEDU), con conseguente lesione dell’onore e della reputazione, per avere le autorità francesi (e specialmente il Procuratore generale presso la Corte di appello di Parigi) espresso senza alcuna riserva la volontà di arrestare il ricorrente prima di avergli dato formale comunicazione delle accuse – La presunzione di innocenza è violata allorché una dichiarazione ufficiale concernente un imputato riflette il sentimento che egli sia colpevole quando ancora la sua responsabilità non è stata legalmente accertata – Rilevano a tale proposito non soltanto le dichiarazioni rese da un giudice o da un tribunale ma anche quelle rese da altre autorità pubbliche, ivi inclusi i pubblici ministeri – Pubblicazione sul quotidiano Le Monde di alcuni passaggi del rapporto redatto dal Procuratore generale e poi trasmesso al Parlamento europeo – Onere per il ricorrente di esaurire i rimedi previsti dall’ordinamento interno e di sollevare la questione, almeno nella sostanza, dinanzi ai tribunali nazionali – Esistenza nell’ordinamento francese di rimedi per far valere le pretese violazioni della presunzione di innocenza – Irricevibilità della doglianza per mancato esaurimento dei ricorsi interni (art. 35, par. 1, CEDU) – Pretesa violazione del diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza (art. 8 CEDU) per illegittimità delle intercettazione telefoniche effettuate in violazione delle immunità spettanti al ricorrente in forza dell’art. 10 del Protocollo sui privilegi e le immunità delle Comunità europee – Intervento amicus curiae del Presidente della Commissione affari giuridici del Parlamento europeo – Sussistenza di un’ingerenza: le comunicazioni telefoniche rientrano nelle nozione di “vita privata” e di “corrispondenza” – Previsione di legge: requisiti di accessibilità e prevedibilità – Spetta in primo luogo ai tribunali nazionali il compito di interpretare e applicare il diritto interno, mentre agli organi giudiziari della Comunità quello di interpretare ed applicare il diritto comunitario – Sindacato della Corte circoscritto alla non manifesta arbitrarietà dell’interpretazione accolta a livello nazionale – Nel caso di specie, le norme interne in materia di immunità si riferiscono unicamente ai membri del Parlamento nazionale e non si estendono ai membri del Parlamento europeo (interpretazione accolta dalla Corte di cassazione francese e ritenuta del tutto condivisibile dalla Corte europea anche alla luce delle posizioni espresse a livello comunitario) – Scopo legittimo e necessità dell’ingerenza: il ricorrente non è stato privato della protezione effettiva offerta dalla legge nazionale ed ha potuto disporre di un “controllo efficace” per contestare le intercettazioni telefoniche – Proporzionalità dell’ingerenza rispetto allo scopo perseguito – Irricevibilità della doglianza per manifesta infondatezza.

Nota

Questa decisione è di estrema attualità rispetto ai temi attualmente dibattuti in Italia. Il ricorso concerneva le intercettazioni telefoniche realizzate a carico di un membro del Parlamento europeo senza l’autorizzazione del Presidente di tale organo. La Corte ha concluso che la misura aveva una “base legale” ai sensi della CEDU (il codice di procedura penale francese come interpretato dalle giurisdizioni interne) e che le norme sui deputati e senatori nazionali non potevano automaticamente estendersi ai membri del Parlamento europeo (in materia di “legalità” delle intercettazioni telefoniche v., recentemente, Panarisi c. Italia, sentenza del 10 aprile 2007, n. 46794/99). Viene sottolineata, altresì, la peculiarità dell’ordinamento comunitario e la necessità che quest’ultimo sia interpretato, in primo luogo, dalle istituzioni dell’Unione europea. Una doglianza relativa alla pubblicazione sui giornali di estratti della relazione del Procuratore generale (anch’essa molto attuale rispetto alle vicissitudini italiane) è stata dichiarata irricevibile per non esaurimento delle vie di ricorso interne.