Camera, sentenza 17 luglio 2008, ricorso n. 42211/07, Riolo c. Italia

Libertà di espressione - Doveri e responsabilità - Libertà di comunicare idee - Libertà di comunicare informazioni - Libertà di ricevere idee - Libertà di ricevere informazioni - Ingerenza - Necessaria in una società democratica - Protezione della reputazione altrui - Protezione dei diritti altrui - Prevista dalla legge - Equa soddisfazione - Nesso di causalità - Costi e spese - Interessi moratori - Danno morale (o non patrimoniale) - Riparazione imperfetta del diritto interno - Danno materiale (o patrimoniale) - Margine di apprezzamento

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Massima

Condanna del ricorrente (ricercatore in scienze politiche all’Università di Palermo) al risarcimento del danno per diffamazione dell’on. Musotto (all’epoca Presidente della Provincia di Palermo) a mezzo di un articolo pubblicato sul giornale Narcomafie del novembre 1994 nel quale si denunciava, tra l’altro, il fatto che egli continuasse a difendere uno dei coimputati nel processo relativo alla strage di Capaci – Pretesa violazione del diritto alla libertà di espressione (art. 10 CEDU) – Ricevibilità del ricorso – Sussistenza di un’ingerenza nell’esercizio della libertà di espressione – L’ingerenza era prevista dalla legge e perseguiva lo scopo legittimo di proteggere la reputazione ed i diritti dell’on. Musotto – La “necessità dell’ingerenza” deve valutarsi tenendo conto del ruolo fondamentale svolto dalla stampa in una società democratica per l’informazione del pubblico sulle questioni di interesse generale (ivi incluse quelle giudiziarie) – La libertà giornalistica comprende anche il ricorso ad una certa dose di esagerazione e di provocazione ed i limiti della critica ammissibile sono più ampi nei riguardi di un uomo politico il quale si espone inevitabilmente e coscientemente ad un controllo attento dei suoi comportamenti da parte dell’opinione pubblica – Nell’esercizio del suo controllo, la Corte non si sostituisce alle giurisdizioni interne ma verifica se le decisioni che esse hanno reso in base al proprio potere di apprezzamento siano conformi alle esigenze prescritte dall’art. 10 CEDU, tenendo conto del tenore delle affermazioni contestate e del contesto in cui sono state rese – L’ingerenza deve essere sorretta da motivazioni “pertinenti e sufficienti” ed essere “proporzionata” rispetto allo scopo perseguito – Distinzione tra “dichiarazioni di fatto” e “giudizi di valore” – Il diritto dei giornalisti di comunicare informazioni si questioni di interesse generale è protetto a condizione che essi agiscano in buona fede, sulla base di fatti esatti, e forniscano informazioni “affidabili e precise” nel rispetto dell’etica giornalistica, e cioè nel rispetto dei “doveri e delle responsabilità” di cui al par. 2 dell’art. 10 CEDU, specie quando sia in gioco la reputazione di altri individui – Rilevanza della natura e gravità delle pene inflitte ai fini del giudizio di proporzionalità – Esistenza di un interesse generale in merito alle azioni del Presidente della Provincia di Palermo (in quanto uomo politico), il quale difendeva uno dei coimputati della strage di Capaci nel processo in cui la Provincia avrebbe potuto costituirsi parte civile – Assenza nell’articolo incriminato di espressioni tali da lasciare intendere che l’on. Musotto avesse commesso dei reati o proteggesse gli interessi della mafia – Le espressioni ironiche utilizzate dal ricorrente (“goffo emulo locale” e l’assimilazione ai personaggi del romanzo di Stevenson “Lo strano caso del dottore Jekill e di Mr. Hyde”) non possono considerarsi gratuitamente offensive ed hanno in effetti un legame con la situazione commentata nell’articolo – Assenza di contestazione in ordine alla veridicità delle principali informazioni di fatto contenute nell’articolo – Carattere eccessivo del risarcimento del danno cui il ricorrente è stato condannato, tenuto conto della situazione finanziaria del ricorrente – Difetto di proporzionalità dell’ingerenza rispetto allo scopo perseguito – Violazione dell’art. 10 CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno patrimoniale (consistente nell’intero ammontare del risarcimento del danno e delle spese legali che il ricorrente è stato condannato a pagare in favore della parte civile) – La constatazione della violazione costituisce di per se stessa un’equa soddisfazione sufficiente per il pregiudizio non patrimoniale – Liquidazione delle spese legali sostenute a livello interno e dinanzi alla Corte.

Nota

Si tratta della seconda violazione dell’art. 10 CEDU pronunciata contro il nostro Paese, sulla scia del primo caso di questo tipo (Ormanni c. Italia, sentenza del 17 luglio 2007, n. 30278/05). La Corte ha sottolineato, ancora una volta, la legittimità delle critiche rivolte ad uomini politici che pongono in atto comportamenti suscettibili di aprire un dibattito pubblico ed affermato (§ 63 della sentenza) che è considerato come “giornalista” ai sensi dell’art. 10 CEDU anche chi, pur non esercitando tale professione, scriva articoli pubblicati su un giornale aventi ad oggetto questioni di interesse generale.