Camera, sentenza 8 luglio 2008, ricorso n. 33629/06, Vajnai c. Ungheria

Libertà di espressione; ostentazione simboli politici; margine di apprezzamento; ingerenza; necessaria in una società democratica (art 10); difesa d’ordine (art 10); divieto di abuso di diritto; proporzionalità; protezione dei diritti di altrui (art 10); condizione di ricevibilità ratione materiae

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Massima

Condanna penale del ricorrente (all’epoca vice-presidente del Partito dei lavoratori) per aver indossato in pubblico un simbolo del totalitarismo (nella specie una stella rossa a cinque punte sulla giacca) – Rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia delle Comunità europee avente ad oggetto l’interpretazione del principio di non-discriminazione in ragione del fatto che, in alcuni Stati membri come l’Italia, i partiti di sinistra utilizzano come simbolo la stella rossa o la falce e martello – Difetto di giurisdizione della Corte di giustizia ad esaminare disposizioni nazionali che non rientrano nell’ambito di applicazione del diritto comunitario allorché, come nella specie, la questione controversa non sia connessa in alcun modo con le situazioni contemplate dai trattati istitutivi – Pretesa violazione del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero (art. 10 CEDU) – Eccezione preliminare del Governo di incompatibilità ratione materiae con le disposizioni convenzionali alla luce dell’art. 17 CEDU (divieto di abuso dei diritti) – Differenze del caso di specie rispetto a quello esaminato dalla Corte nella decisione 24 giugno 2003, Garaudy c. Francia, e nella sentenza 23 settembre 1998, Lehideux e Isorni c. Francia – Il ricorrente non ha espresso idee offensive per le vittime del regime totalitario né apparteneva ad un gruppo politico con ambizioni totalitaristiche: la stella a cinque punte costituiva semplicemente il simbolo di legittimi movimenti politici di sinistra e non aveva nulla a che fare con la propaganda razzista – Rigetto dell’eccezione formulata dal Governo – Ricevibilità della doglianza – Sussistenza di un’ingerenza – Previsione di legge – Scopo legittimo – Necessità in una società democratica: proporzionalità dell’ingerenza rispetto allo scopo perseguito – Il compito della Corte non è quello di sostituirsi ai giudici nazionali, bensì quello di riesaminare alla luce dell’art. 10 CEDU le decisioni da essi assunte in base al loro potere di apprezzamento – La decisione del ricorrente di indossare in pubblico una stella rossa a cinque punte deve considerarsi come un modo di espressione delle sue opinioni politiche: l’ostentazione di simboli ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 10 CEDU – Consolidamento della transizione democratica dell’Ungheria ed assenza di un pericolo reale di re instaurazione della dittatura comunista: il contenimento di un pericolo meramente speculativo, come misura preventiva a tutela della democrazia, non può essere considerata un “bisogno sociale imperioso” – Maggiore protezione riconosciuta all’espressione del pensiero politico, specialmente ove trattasi di simboli che hanno molteplici significati (come la stella rossa a cinque punte) – Carattere indiscriminato del divieto e mancanza di previsioni idonee a distinguere i diversi significati ed usi del simbolo incriminato – Assenza nel caso di specie di qualsiasi forma di propaganda pericolosa – Il sentimento di disagio provocato dal simbolo nelle vittime del regime comunista e nei loro parenti, per quanto comprensibile, non può di per se stesso fissare i limiti della libertà di espressione, considerando tra l’altro le garanzie legali, morali e materiali offerte dall’ordinamento ungherese a tali persone – Un sistema giuridico che applica restrizioni ai diritti umani al fine di soddisfare i sentimenti (reali o presunti) dell’opinione pubblica non adempie ad un bisogno sociale imperioso in una società democratica, poiché tale società deve rimanere ragionevole nel suo giudizio – Violazione dell’art. 10 CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – La constatazione della violazione costituisce un’equa riparazione sufficiente per ogni danno non patrimoniale sofferto dal ricorrente – Liquidazione delle spese legali

Nota

Vajnay c. Ungheria, sentenza dell’8 luglio 2008, n. 33629/06, concernente la condanna di un dirigente di un partito politico di estrema sinistra per aver indossato un vestito con una stella rossa, considerata un “simbolo totalitario”.

La sentenza presenta interesse per il fatto di trattare, per la prima volta, la legislazione penale sui “simboli” e per il fatto di considerarli “espressioni” protette dell’art. 10 CEDU (in materia di simboli religiosi, v. Leyla Sahin c. Turchia [GC], sentenza del 10 novembre 2005, n. 44774/98).

La Corte ha altresì sottolineato che i simboli possono avere numerosi significati (la stella rossa, ad es., non rappresenta solo i regimi totalitari, ma anche il movimento internazionale dei lavoratori).