Camera, sentenza 2 ottobre 2008, ricorso n. 72001/01, Atanasova c. Bulgaria

Diritto ad un equo processo (art. 6§1) - diritto di accesso a un tribunale - costituzione di parte civile in un procedimento penale - durata irragionevole - prescrizione del procedimento penale

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Massima

Procedimento penale per lesioni colpose a carico del responsabile di un sinistro stradale – Costituzione di parte civile della ricorrente/persona offesa nel procedimento penale – Proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato – Pretesa violazione del diritto di accesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) – L’art. 6 CEDU non garantisce il diritto di fare perseguire o condannare penalmente determinate persone – Ricapitolazione dei principi relativi alla portata ed ai limiti del diritto di accesso ad un tribunale – La chiusura del procedimento penale non ha intaccato le pretese risarcitorie della ricorrente, la quale poteva ancora farle valere dinanzi alle giurisdizioni civili – Protezione di diritti concreti ed effettivi, e non teorici o illusori – Secondo la precedente giurisprudenza, la possibilità per il ricorrente di avvalersi di ricorsi accessibili ed efficaci nel caso di chiusura del procedimento penale escludeva la violazione del diritto di accesso ad un tribunale – Di regola, inoltre, la Corte ritiene che la questione della durata del processo non concerna in quanto tale l’accesso ad un tribunale – Tuttavia, il diritto di accesso ad un tribunale è violato nel caso in cui l’azione penale risulti prescritta a causa di ritardi imputabili alle autorità procedenti e il ricorrente abbia fatto valere le proprie pretese risarcitorie in sede penale, tenuto conto tra l’altro delle difficoltà oggettive legate all’eventuale successivo avvio di un’azione risarcitoria in sede civile – Violazione dell’art. 6, par. 1, CEDU – Pretesa violazione del diritto ad un processo in un termine ragionevole (art. 6, par. 1, CEDU) – Il periodo da prendere in considerazione decorre dalla data della costituzione di parte civile – Valutazione della durata alla luce dei criteri della complessità del caso, della condotta del ricorrente e delle autorità competenti, e della posta in gioco – Diligenza speciale da parte delle autorità – Violazione dell’art. 6, par. 1, CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – Liquidazione del danno non patrimoniale – Liquidazione delle spese postali sostenute dalla ricorrente.
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Nota

In questa sentenza la Corte ha ritenuto, innovando almeno in parte la propria precedente giurisprudenza, che la prescrizione dell’azione penale nell’ambito della quale la ricorrente si era costituita parte civile, con correlativo rifiuto delle giurisdizioni penali di esaminare la sua richiesta di risarcimento del danno, avesse violato l’art. 6, par. 1, CEDU.

In particolare, la possibilità di adire le giurisdizioni civili non è stata ritenuta sufficiente, visto il lungo tempo trascorso dall’introduzione del caso. In tema di prescrizione si veda anche Calvelli e Ciglio c. Italia [GC], sentenza del 7 gennaio 2002, n. 32967/96, CEDH 2002-I.
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