Camera, sentenza 4 dicembre 2008, ricorso n. 27085/05, Dogru c. Francia

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Massima

Espulsione da una scuola pubblica della ricorrente (studentessa di 11 anni) per essersi rifiutata di togliere il velo islamico durante le lezioni di educazioni fisica – Pretesa violazione del diritto alla libera manifestazione delle proprie convinzioni religiose (art. 9 CEDU) – Il divieto di indossare il velo e l’espulsione dalla scuola della ricorrente costituiscono delle “restrizioni” nell’esercizio del diritto alla libertà di religione – Requisito della previsione di legge: assenza nel caso di specie di norme specifiche – La misura restrittiva trova fondamento nel combinarsi di tre elementi previsti dalle rilevanti disposizioni regolamentari e legislative: l’obbligo di assiduità, le esigenze di sicurezza e la necessità di adottare un abbigliamento compatibile con l’esercizio della pratica sportiva – Alla luce della giurisprudenza dei tribunali nazionali e nonostante l’esistenza di una certa disomogeneità di applicazione, la misura contestata è dotata di una base legale sufficiente nel diritto interno – Esistenza di uno scopo legittimo consistente nella protezione dei diritti e delle libertà altrui e dell’ordine pubblico – Necessità della misura in una società democratica – Richiamo ai principi elaborati nella sentenza 10 novembre 2005, Leyla Sahin c. Turchia, e nella decisione 24 gennaio 2006, Köse e 93 altri c. Turchia – Ruolo dello Stato quale “organizzatore neutrale ed imparziale dell’esercizio delle diverse religioni, culti e credenze” quale condizione fondamentale per il pluralismo e la democrazia fondata sul dialogo e la tolleranza – Le autorità statali sono legittimate a limitare la libertà di manifestazione della religione se il suo esercizio nuovo alle esigenze della protezione dei diritti e delle libertà altrui, dell’ordine e della sicurezza pubblica – Rilevanza del principio della laicità dello Stato e dell’esigenza di preservare tale laicità negli istituti pubblici di istruzione scolastica – Natura non sproporzionata della sanzione consistente nell’espulsione definitiva della ricorrente dalla scuola – Non violazione dell’art. 9 CEDU – Pretesa violazione del diritto all’istruzione (art. 2 del Protocollo n. 1 alla CEDU) – Il diritto all’istruzione non esclude in linea di principio il ricorso a misure disciplinari, ivi incluse misure di espulsione temporanea o definitiva da un istituto scolastico al fine di assicurare l’osservanza delle regole interne a tale istituto – Nel caso di specie, non si pone alcuna questione distinta sotto il profilo dell’art. 2 del Protocollo n. 1 rispetto a quelle già esaminate sotto il profilo dell’art. 9 CEDU.
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Nota

Il caso concerne l’espulsione da una scuola pubblica di una studentessa di 11 anni che rifiutava di togliere il foulard islamico durante i corsi di educazione fisica.

Riprendendo, inter alia, i principi esposti nella sentenza Lejla Sahin c. Turchia [GC], del 10 novembre 2005, n. 44774/98, CEDH 2005-XI, e nella decisione Köse e 93 altri c. Turchia, del 24 gennaio 2006, n. 26625/02, la Corte ha messo in bilanciamento le convinzioni religiose degli alunni con le esigenze di sicurezza, igiene ed assiduità della frequenza scolastica, concludendo per la non-violazione dell’art. 9 CEDU.
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