Camera, sentenza 21 ottobre 2008, ricorso n. 58858/00, Guiso-Gallisay c. Italia

(equa soddisfazione)

 TestoVisualizza il testo integrale

Massima

Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) concernente la violazione del diritto di proprietà (art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU) accertata dalla Corte nella sentenza sul merito dell’8 dicembre 2005 per difetto di legalità dell’occupazione appropriativa – Liquidazione del danno patrimoniale – La sentenza di condanna della Corte comporta per lo Stato l’obbligo di mettere fine alla violazione e di eliminarne le conseguenze in maniera tale da ristabilire per quanto possibile la situazione anteriore ad essa – Libertà dello Stato nella scelta dei mezzi – Nel caso di specie, nonostante i tribunali interni abbiano preso atto dell’intervenuto trasferimento della proprietà del terreno illegittimamente occupato, i ricorrenti restano tuttora vittime della violazione riscontrata, in quanto la loro situazione è rimasta inalterata anche a seguito della sentenza sul merito – L’occupazione appropriativa non può costituire un’alternativa all’espropriazione legittima – Richiamo dei principi elaborati in materia di equa soddisfazione per privazione arbitraria di beni e dei criteri di calcolo del danno patrimoniale seguiti in altri casi analoghi di occupazione appropriativa (valore attuale di mercato del terreno oltre al valore del soprassuolo determinato a partire dal costo di costruzione dell’opera) – Modifica della giurisprudenza precedente – Contraddittorietà ed effetti potenzialmente arbitrarie del criterio di calcolo precedentemente seguito – L’indennizzo per il danno patrimoniale ha una funzione compensativa per il ricorrente e non punitiva o dissuasiva nei confronti dello Stato – Rilevanza delle modifiche normative intervenute a livello interno a seguito delle sentenze della Corte costituzionale n. 348 e n. 349 del 22 ottobre 2007 – Il metodo di calcolo adottato a livello nazionale (fondato sul valore integrale del terreno alla data dell’occupazione appropriativa) impedisce alle autorità interne di conformarsi alla giurisprudenza della Corte ed al principio di sussidiarietà di trovare applicazione – La Corte ritiene dunque di adottare un nuovo metodo di calcolo fondato sul valore integrale del terreno fissato dalle giurisdizioni nazionali che hanno definitivamente accertato la perdita del diritto di proprietà dei ricorrenti, assortito di rivalutazione ed interessi sino al giorno dell’adozione della sentenza della Corte e decurtato dell’importo già ottenuto dagli interessati a livello interno – Liquidazione del danno non patrimoniale – Liquidazione delle spese legali sostenute a livello nazionale e dinanzi alla Corte europea.
.

Nota

Con questa pronuncia la Corte ha modificato la propria precedente giurisprudenza in materia di determinazione del danno materiale subito da un proprietario espropriato a seguito di accessione invertita (v., ad es., Scordino c. Italia (n. 3), sentenza (equa soddisfazione) del 6 marzo 2007, n. 43662/98 e Pasculli c. Italia, sentenza (equa soddisfazione) del 4 dicembre 2007, n. 36818/97). In particolare, essa ha: a) abbandonato il metodo di calcolo basato sul valore venale attuale del terreno, aumentato del plusvalore apportato dalle costruzioni edificate dall’ente espropriante; b) adottato un nuovo metodo di calcolo fondato sul valore venale del bene alla data alla quale l’interessato ha avuto la certezza giuridica di aver perso il proprio diritto di proprietà. A tale somma vengono poi aggiunti gli interessi legali (sottraendo l’indennità eventualmente ottenuta a livello interno). Tale cambiamento di giurisprudenza è stato giustificato in base alle seguenti considerazioni: il timore creare disparità di trattamento tra i ricorrenti in funzione della natura dell’opera pubblica costruita dall’amministrazione, che non è necessariamente legata alle potenzialità originarie del terreno; la preoccupazione di evitare un margine di arbitrarietà; il rifiuto di attribuire all’equa soddisfazione una connotazione punitiva o dissuasiva per lo Stato (essa ha invece funzione riparatoria per il ricorrente); la presa in considerazione dei mutamenti legislativi intervenuti a seguito delle sentenze della Corte costituzionale nn. 348 e 349 del 2007.
.