Camera, sentenza 22 luglio 2008, ricorso n. 35785/03, Koktepe c. Turchia

Esaurimento dei ricorsi interni; protezione della proprietà; privazione della proprietà; rispetto dei beni; ingerenza; margine di apprezzamento; proporzionalità

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Massima

Imposizione di vincoli sul terreno di proprietà del ricorrente mediante la sua qualificazione come “demanio forestale pubblico” – Condanna penale del ricorrente per illecito disboscamento di una parte del terreno – Avvio della procedura per l’annullamento del titolo di acquisto della proprietà del terreno – Pretesa violazione del diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU) per effetto della qualificazione del terreno come demanio forestale senza il versamento di alcun indennizzo – Rigetto delle eccezioni di mancato esaurimento formulate dal Governo convenuto – Ricevibilità della doglianza – Ricapitolazione dei principi relativi alla portata dell’art. 1 del Protocollo n. 1 – Esistenza di un “bene” – Valutazione dell’ingerenza che ha comportato una significativa riduzione della disponibilità del bene in questione alla luce della regola sancita dalla prima frase del par. 1 – Finalità di interesse generale perseguite dalle limitazioni imposte al ricorrente – La salvaguardia della natura e del patrimonio forestale, nonché più in generale dell’ambiente, costituisce un valore la cui difesa suscita nell’opinione pubblica, e di conseguenza nelle istituzioni, un interesse costante e sostenuto – Degli imperativi economici ed anche certi diritti fondamentali, come il diritto di proprietà, non devono vedersi accordare prevalenza rispetto a considerazioni relative alla protezione dell’ambiente, specialmente allorché lo Stato abbia legiferato in materia – Nel caso di specie, la buona fede del ricorrente al momento dell’acquisto del terreno, il carattere definitivo delle limitazioni imposte al godimento del bene, l’assenza di rimedi interni e di qualsiasi compensazione pecuniaria inducono a ritenere che il ricorrente ha sopportato un “onere speciale ed esorbitante” che ha infranto il giusto equilibrio tra esigenze di interesse generale e salvaguardia dei diritti individuali – Violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 – Pretesa violazione del diritto ad un processo equo e ad un giudice imparziale (art. 6, par. 1, CEDU) – Manifesta infondatezza della doglianza in quanto essenzialmente diretta a rimettere in discussione l’apprezzamento delle prove da parte delle giurisdizioni nazionali – Riserva in merito all’applicazione dell’art. 41 CEDU (equa soddisfazione).
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Nota

La pronuncia si segnala per l’affermazione secondo cui gli imperativi economici e persino alcuni diritti fondamentali, come il diritto di proprietà, non dovrebbero vedersi accordare la priorità rispetto alle esigenze di protezione dell’ambiente (anche se, nella fattispecie, è stata rilevata una violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 alla luce della buona fede del ricorrente, del carattere definitivo delle limitazioni che gli sono state imposte e dell’assenza di indennizzo).

La Corte ha in tal modo ribadito il proprio attaccamento ai valori ambientalisti, di cui si trova traccia a partire da Lopez Ostra c. Spagna, sentenza del 9 dicembre 1994, serie A n. 303-C. In senso analogo, si veda altresì Turgut e altri c. Turchia, sentenza dell’8 luglio 2008, n. 1411/03.
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