Grande Camera, 23 marzo 2010, ricorso n. 15869/02, Cudak c. Lituania

Previo esaurimento dei ricorsi interni (art. 35, par. 1, CEDU) – ricorso effettivo – diritto di accesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) – diritti ed obblighi di carattere civili – margine di apprezzamento statale - proporzionalità.

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Massima

Immunità dello Stato straniero (Polonia) dalla giurisdizione civile per una controversia in materia di lavoro fra l’Ambasciata polacca in Lituania ed una cittadina lituana – pretesa violazione del diritto di accesso ad un tribunale (art. 6, par. 1, CEDU) – eccezione di mancato esaurimento dei ricorsi interni – inefficacia di un eventuale ricorso avverso il licenziamento dinanzi alle giurisdizioni polacche – rigetto – applicabilità dell’art. 6, par. 1, CEDU alla controversia – limitazioni implicite al diritto di accesso ad un tribunale – scopo legittimo e proporzionalità dell’ingerenza – le misure adottate dagli Stati contraenti in base a norme internazionali generalmente riconosciute in materia di immunità degli Stati non costituiscono in linea generale una restrizione sproporzionata del diritto di accesso – evoluzione delle norme internazionali in materia di immunità degli Stati con particolare riferimento alle controversie di lavoro – riferimento al progetto di articoli della Commissione di diritto internazionale – insussistenza nel caso di specie delle condizioni che giustificano il riconoscimento dell’immunità allo Stato straniero – assenza di collegamento oggettivo tra le funzioni esercitate dalla lavoratrice e gli interessi sovrani dello Stato polacco – irrilevanza delle difficoltà di esecuzione di un’eventuale sentenza resa dalle giurisdizioni interne a favore della ricorrente – difetto di proporzionalità e superamento del margine di apprezzamento – violazione dell’art. 6, par. 1, CEDU – equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – compensazione pecuniaria per danno da perdita di chance e danno non patrimoniale.
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Nota

Il caso concerne il diniego di accesso ad un tribunale per una cittadina lituana che voleva contestare il licenziamento, a suo parere abusivo, che le era stato notificato dall’ambasciata polacca a Vilnius, per la quale lavorava. I tribunali lituani avevano accordato all’ambasciata l’immunità dalla giurisdizione civile. La Grande Camera della Corte ha rigettato un’eccezione preliminare di non esaurimento del Governo convenuto, ritenendo che la ricorrente avrebbe incontrato serie difficoltà pratiche nell’introdurre un’azione civile dinanzi ai tribunali polacchi e che i rimedi cui l’art. 35, par. 1, CEDU si riferisce siano solo quelli disponibili nello Stato convenuto. Essa ha poi concluso per l’applicabilità dell’art. 6, par. 1, CEDU sulla base dei principi enunciati nella sentenza Vilho Eskelinen e altri c. Finalndia, [GC], 19 aprile 2007, n. 63235/00, e per la violazione di questa disposizione. Essa ha ritenuto che la restrizione imposta ai diritti della ricorrente non fosse proporzionata al fine legittimo di garantire buone relazioni con Stati esteri (in particolare in quanto le funzioni svolte dalla ricorrente non potevano dirsi oggettivamente correlate agli interessi sovrani del Governo polacco).
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