Grande Camera, 29 marzo 2010, ricorso n. 34044/02, Depalle c. Francia

Diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU) – ingerenza – interesse generale – regolamentazione dell’uso dei beni – margine di apprezzamento - proporzionalità.

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Massima

Mancato rinnovo dell’autorizzazione all’occupazione del demanio marittimo e ordine di demolizione dell’abitazione che ivi era stata costruita dal ricorrente – pretesa violazione del diritto al rispetto dei beni (art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU) – nozione autonoma di “beni” - accertamento in ordine alla titolarità da parte del ricorrente di un interesse sostanziale protetto dall’art. 1 del Protocollo n. 1 – estensione della nozione di “beni” ai valori patrimoniali rispetto ai quali il ricorrente possa pretendere di avere almeno una legittima e ragionevole aspettativa di ottenere il godimento effettivo di un diritto di proprietà – compatibilità dell’esistenza di un “bene” privato con la natura imprescrittibile e inalienabile del demanio – insussistenza nella specie di un vero e proprio diritto di proprietà in base al diritto interno – natura provvisoria delle autorizzazioni all’occupazione – sussistenza, in ragione del tempo trascorso, di un interesse patrimoniale del ricorrente a godere dell’abitazione sufficientemente riconosciuto e importante per costituire un “bene” ai sensi dell’art. 1 del Protocollo n. 1 – ricapitolazione dei principi relativi alla portata del diritto al rispetto dei beni – sussistenza di un’ingerenza – il mancato rinnovo delle autorizzazioni e l’ordine di demolizione non possono considerarsi come una privazione della proprietà, bensì come una forma di regolamentazione dell’uso dei beni per finalità di interesse generale – legittima finalità pubblica consistente nella protezione del litorale marittimo e nella garanzia del libero accesso alle coste – proporzionalità dell’ingerenza rispetto alla finalità perseguita – realizzazione di un giusto equilibrio tra gli imperativi dell’interesse generale e quelli della salvaguardia dei diritti fondamentali della persona – ampio margine di apprezzamento degli Stati in ordine alle politiche di gestione del territorio e di protezione dell’ambiente allorché siano in gioco “diritti esclusivamente civili” – rilevanza dell’acquisto in buona fede di un bene costruito senza preventiva autorizzazione – distinzione rispetto ai fenomeni recenti di urbanizzazione illegale dei litorali – conoscenza da parte del ricorrente della natura temporanea dell’autorizzazione e della possibilità che questa non fosse rinnovata con conseguente obbligo di demolizione dell’immobile – le autorità nazionali non hanno contribuito a causare una situazione di incertezza circa il regime giuridico del “bene” in questione, ma hanno semplicemente tollerato la prosecuzione dell’occupazione la quale era comunque oggetto di regolamentazione – la tolleranza non può condurre ad una legalizzazione ex post dello stato delle cose – l’esigenza crescente di proteggere il litorale ed il suo utilizzo pubblico richiede una politica di maggior rigore nella gestione di tale parte del territorio – rifiuto del ricorrente di accettare la soluzione di compromesso proposta dal prefetto – l’assenza di indennizzo nel caso di regolamentazione dell’uso dei beni non determina di per se stessa la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 – proporzionalità dell’ingerenza rispetto alla finalità di interesse generale perseguita – non violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU – non necessario esaminare la doglianza con riferimento al diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio (art. 8 CEDU).
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Nota

In questo caso la Grande Camera della Corte ha concluso che l’ordine di demolizione di case regolarmente acquistate ma situate nel demanio pubblico marittimo non violava l’art. 1 del Protocollo n. 1. I ricorrenti erano titolari di autorizzazioni temporanee di occupazione del demanio marittimo, che erano state regolarmente rinnovate fino all’inizio degli anni ’90. La Corte ha ritenuto l’art. 1 del Protocollo n. 1 applicabile alla fattispecie nonostante il fatto che, posta l’imprescrittibilità dei divieti imposti dall’appartenenza dei beni al demanio marittimo, ai ricorrenti non era stato riconosciuto alcun diritto reale sugli stessi.

Nel merito, la Corte ha sottolineato che i ricorrenti erano stati informati che le autorizzazioni di occupazione erano temporanee e potevano essere revocate, con conseguente obbligo di demolizione senza indennizzo. Ciò avvenne nell’ottica di garantire una piena applicazione della legge a protezione dei litorali, cosa che non può essere giudicata arbitraria.
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