Camera, 2 marzo 2010, ricorso n. 78039/01, Grosaru c. Romania

Diritto a libere elezioni per la scelta dei corpi legislativi (art. 3 del Protocollo n. 1) – sufficiente chiarezza della legislazione nazionale in materia elettorale – diritto ad un rimedio interno effettivo (art. 13 CEDU).

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Massima

Rifiuto da parte dell’Ufficio elettorale di assegnazione di un seggio parlamentare ad un candidato appartenente alla minoranza italiana – pretesa violazione del diritto a libere elezioni (art. 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU) – limitazioni implicite ed ampio margine di apprezzamento statale relativamente all’organizzazione del sistema elettorale – le restrizioni al diritto di elettorato non devono essere tali da compromettere l’integrità e l’effettività di una procedura elettorale tendente a determinare la volontà popolare – assenza di chiarezza e sufficiente precisione della normativa elettorale concernente i criteri da applicare per l’assegnazione dei seggi ai rappresentanti delle minoranze nazionali – eccessiva latitudine del potere di apprezzamento attribuito all’organo di controllo sul rispetto della normativa elettorale – rischio di decisioni arbitrarie – violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 – pretesa violazione del diritto ad un rimedio interno effettivo (art. 13 CEDU) – inefficacia del ricorso all’Ufficio elettorale centrale per difetto di imparzialità di tale organismo – insussistenza di altri rimedi di carattere giurisdizionale – violazione dell’art. 13 CEDU – Equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – danno non patrimoniale.
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Nota

Il caso concerne il rifiuto da parte dell’Ufficio elettorale centrale di assegnare un seggio parlamentare ad un membro della minoranza italiana in Romania, per quanto egli avesse ottenuto il più alto numero di voti a livello nazionale (il seggio fu attribuito ad un altro rappresentante della stessa minoranza che aveva ottenuto il più alto numero di voti in un singolo distretto). La sentenza è importante per la questione della rappresentanza politica delle minoranze nazionali. La Corte ha concluso alla violazione dell’art. 3 del Protocollo n. 1 in quanto la legislazione interna in materia era poco chiara (in particolare riguardo al metodo – nazionale o territoriale – da applicare) e vi erano insufficienti garanzie di imparzialità riguardo alle autorità competenti ad esaminare i ricorsi. Essa ha inoltre, e per la prima volta, concluso per la violazione dell’art. 13 CEDU, letto congiuntamente all’art. 3 del Protocollo n. 1 per l’assenza di “judicial review as to the interpretation of the legislation in question” (una contestazione poteva essere portata unicamente di fronte ad una commissione della Camera dei Deputati rumena, composta di membri dei partiti politici e la cui imparzialità poteva essere soggetta a dubbi).
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