Camera, 18 maggio 2010, ricorso n. 26839/05, Kennedy c. Regno Unito

Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) – Diritto a un processo equo (art. 6 CEDU) – Diritti e obblighi di carattere civile – Parità delle armi – Udienza pubblica – Diritto ad un ricorso effettivo (art. 13 CEDU) – Doglianza difendibile – Previo esaurimento dei ricorsi interni (art. 35 CEDU).

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Massima

Intercettazione segreta di comunicazioni telefoniche – sussistenza della qualità di vittima in relazione alla mera esistenza di misure segrete, ancorché non applicate nei confronti del ricorrente (art. 34 CEDU) – ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza (art. 8 CEDU) – le intercettazioni in questione perseguono lo scopo legittimo di proteggere la sicurezza nazionale e il benessere economico del Paese e di prevenire la commissione di reati – accessibilità e sufficiente prevedibilità delle disposizioni normative – sussistenza di adeguate garanzie contro gli abusi nel trattamento dei dati raccolti – non violazione dell’art. 8 CEDU – diritto ad un equo processo (art. 6 CEDU) – rispetto del contraddittorio, della parità delle armi e del principio di pubblicità nel procedimento di controllo davanti all’Investigatory Powers Tribunal – restrizioni legittime alle garanzie dell’equo processo nella misura in cui esse risultano strettamente necessarie alla salvaguardia di un interesse pubblico importante – non violazione dell’art. 6 CEDU – diritto ad un rimedio interno effettivo (art. 13 CEDU) – sussistenza nella specie di un ricorso effettivo dinanzi all’Investigatory Powers Tribunal per contestare la legittimità delle intercettazioni – non violazione dell’art. 13 CEDU.
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Nota

In questo caso, il ricorrente, avendo motivi di ritenere che le sue linee telefoniche fossero state sottoposte a sorveglianza segreta, ne chiedeva la cessazione. Un tribunale ad hoc (l’Invesigatory Powers Tribunal, o “IPT”) rigettò le sue allegazioni, il che poteva significare: a) che non vi era stata sorveglianza; b) che la medesima era legittima. La Corte ha ritenuto che il ricorrente, pur senza aver provato che il controllo avesse effettivamente avuto luogo, potesse lamentare un’“interferenza” con i diritti garantiti dall’art. 8 CEDU (in sostanza, è stato ritenuto una “vittima potenziale” della legislazione britannica); essa si è poi spinta ad un’analisi dettagliata di detta legislazione, concludendo per la non-violazione della disposizione convenzionale invocata (cfr. Weber e Saravia c. Germania, decisione del 29 giugno 2006, n. 54934/00 e Liberty e Altri c. Regno Unito, sentenza del 1° luglio 2008, n. 58243/00). La Corte ha altresì escluso la violazione dell’art. 6 § 1 CEDU, osservando che nella procedura innanzi all’IPT il ricorrente non aveva alcun onere probatorio particolare e che ogni restrizione dei suoi diritti (ad es., l’assenza di udienza pubblica) era stata resa necessaria dagli imperativi della lotta contro il terrorismo e non aveva infranto l’essenza del diritto ad un processo equo.
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