Camera, sentenza 18 marzo 2010, ricorso n. 58939/00, Kouzmin c. Russia

Divieto di tortura (art. 3 CEDU) – trattamento inumano – trattamento degradante – natura inderogabile e assoluta del divieto – condizioni di detenzione – rispetto della dignità dei detenuti – soglia minima di gravità – presunzione di innocenza (art. 6, par. 2, CEDU) – diritto alla convocazione dei testimoni a discarico (art. 6, par. 3, lett. d, CEDU)

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Massima

Presunta violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti per le condizioni di detenzione del ricorrente (art. 3 CEDU) – eccezione di mancato esaurimento e di sopravvenuto difetto della qualità di vittima – effetti preclusivi derivanti dalla decisione sulla ricevibilità ed assenza di motivi particolari tali da giustificare una diversa conclusione – inadeguatezza della riparazione pecuniaria accordata a livello interno – rigetto dell’eccezione – obbligo di assicurare che le condizioni di detenzione siano compatibili con il rispetto della dignità umana e non sottopongano l’interessato ad un’afflizione che ecceda il livello inevitabile di sofferenze connesso alla privazione di libertà o ad una sofferenza di intensità – irrilevanza delle difficoltà logistiche e finanziarie nell’organizzazione del sistema penitenziario – soglia minima di gravità – detenzione in una cella sottorreanea di ampiezza inferiore ai 4 mq – assenza di rubinetti d’acqua, di sistemi di aerazione e di luce naturale – servizi non rispondenti ad elementari esigenze sanitarie e d’igiene – violazione dell’art. 3 CEDU – presunta violazione della presunzione di innocenza per effetto delle parole proferite in televisione da un candidato avversario e dei termini contenuti negli atti della procura (art. 6, par. 2, CEDU) – la presunzione di innocenza esige che nessun rappresentante dello Stato o di un’autorità pubblica affermi che una persona sia colpevole di un reato prima che la sua colpevolezza sia stata accertata da parte di un tribunale – distinzione tra decisioni o dichiarazioni che riflettono un sentimento di colpevolezza e quelle che si limitano a descrivere uno stato di sospetto – la violazione della presunzione di innocenza può discendere non soltanto dalla condotta dei giudici ma anche da quella di altri agenti statali – le autorità possono informare il pubblico sulle indagini penali in corso ma devono farlo con la discrezione e la riservatezza imposti dal rispetto della presunzione di innocenza – valutazione delle circostanze concrete in cui le dichiarazioni sono state rese – nel caso di specie, si trattava delle dichiarazioni rese da candidato avversario alla carica di governatore, un generale in pensione che aveva in passato occupato diversi ruoli di vertice e che era un uomo politico molto conosciuto – qualifica di pubblico ufficiale del dichiarante – il pubblico è stato incoraggiato a credere nella colpevolezza del ricorrente per effetto delle dichiarazioni incriminate – violazione dell’art. 6, par. 2, CEDU – i termini e le espressioni utilizzati negli atti della procura, sebbene per certi versi inopportuni ed incauti, descrivevano uno stato di sospetto e non erano comunque destinati a convincere il pubblico circa la colpevolezza dell’imputato – non violazione dell’art. 6, par. 2, CEDU – pretesa violazione del diritto di convocare i testimoni a discarico nelle stesse condizioni di quelli a carico a causa del carattere incompleto dell’atto di accusa (art. 6, par. 1 e par. 3, lett. d, CEDU) – libertà delle autorità nazionali nella valutazione circa la pertinenza e non superfluità di una prova testimoniale – garanzia della completa uguaglianza delle armi – inattendibilità della versione dei fatti fornita dal ricorrente in merito alla ricezione dell’atto di accusa – indipendentemente dal carattere incompleto dell’atto di accusa, il ricorrente ha comunque avuto la possibilità di convocare i testimoni a discarico che potevano essere utili alla sua difesa – non violazione dell’art. 6, par. 1 e par. 3, lett. d, CEDU – equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – omessa formulazione delle domande a titolo di equa soddisfazione entro il termine assegnato dalla Corte ai sensi dell’art. 60 del Regolamento di procedura – rigetto delle domande.
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Nota

Il caso concerne i commenti fatti su due canali televisivi nazionali e su un canale locale subito dopo l’elezione del Governatore da un candidato, che aveva descritto come “criminale” il ricorrente (un pubblico ministero accusato di violenza sessuale su minore e posto in custodia cautelare poco dopo le elezioni). La Corte ha considerato che, tenuto conto del contesto nel quale erano state rese, le dichiarazioni potevano considerarsi provenienti da un pubblico ufficiale allo scopo di incoraggiare l’opinione pubblica a credere nella colpevolezza del ricorrente e di pregiudicare l’esame dei fatti da parte delle autorità giudiziarie competenti. La sentenza costituisce un approccio innovativo alla questione della responsabilità internazionale dello Stato ex art. 1 CEDU e amplia il campo di applicazione della presunzione di innocenza garantita dall’art. 6, par. 2, CEDU. Per quanto il candidato in questione fosse un uomo politico molto conosciuto (ex membro del Parlamento e candidato alle elezioni presidenziali), che aveva occupato posti di alta responsabilità (Segretario del Comitato per la Sicurezza nazionale), e fosse considerato favorito per l’elezione a Governatore, egli non svolgeva alcuna funzione ufficiale per conto dello Stato al momento in cui aveva formulato i commenti oggetto del ricorso.
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