Camera, sentenza 23 marzo 2010, ricorso n. 4864/05, Oyal c. Turchia

Diritto alla vita (art. 2) – obblighi positivi – sistema giuridico efficace – diritto ad un equo processo (art. 6) – durata ragionevole del processo – diritto ad un ricorso effettivo (art. 13)

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Massima

Contagio da HIV a seguito di trasfusione di sangue infetto – pretesa violazione degli obblighi positivi di protezione della vita (art. 2 CEDU) – eccezione relativa al difetto della qualità di vittima – operatività degli obblighi positivi nel campo della responsabilità medica – valutazione legata al merito – nel caso di decessi non causati intenzionalmente, l’obbligo positivo di protezione della vita non implica necessariamente il ricorso a rimedi di natura penale, ma può essere soddisfatto se il sistema giuridico offre alle vittime un rimedio civile che permetta di stabilire l’eventuale responsabilità dei medici coinvolti e, se del caso, di ottenere un adeguato risarcimento del danno – apprezzamento in ordine alla congruità del risarcimento liquidato dalle giurisdizioni nazionali – commisurazione del risarcimento alle cure mediche necessarie per il trattamento dell’infezione – insufficienza del risarcimento accordato – eccessiva durata del giudizio civile (oltre 9 anni) – violazione dell’art. 2 CEDU – pretesa violazione del diritto alla ragionevole durata del processo (art. 6, par. 1, CEDU) – complessità del caso e condotta delle parti – diligenza eccezionale richiesta nel caso di processi aventi ad oggetto gravi danni alla salute – violazione dell’art. 6, par. 1, CEDU – assenza di rimedi interni per far valere l’irragionevole durata del processo – violazione dell’art. 13 CEDU – equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – liquidazione del danno patrimoniale (€ 300.000) – liquidazione danno non patrimoniale (€ 78.000) – refusione spese legali.
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Nota

La sentenza concerne il caso di un neonato contagiato dal virus dell’HIV in occasione di una trasfusione di sangue. La Corte ha ritenuto insufficiente la compensazione accordata dai tribunali nazionali, che copriva unicamente 1 anno di trattamento medico contro il virus. Dal punto di vista dell’equa soddisfazione, la Corte ha deciso che lo Stato convenuto dovrà non solo versare una somma a titolo di danno materiale, ma anche garantire alla vittima della violazione dell’art. 2 CEDU una copertura medica gratuita e completa per tutta la durata della sua vita.
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