Camera, 1 aprile 2010, ricorso n. 57813/00, S. H. e altri c. Austria

Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) – accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita – divieto di discriminazioni basate su “qualsiasi altra condizione” (art. 14 CEDU) – giustificazione oggettiva e ragionevole – margine di apprezzamento statale – proporzionalità.

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Massima

Divieto di fecondazione eterologa per le coppie affette da problemi di infertilità – pretesa violazione del divieto di discriminazione (art. 14 CEDU) letto congiuntamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) – nozione di “vita privata” come comprendente il diritto di stabilire e sviluppare relazioni con altri esseri umani – il diritto di una coppia di concepire un figlio e di accedere alle tecniche di procreazione assistita ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 8 CEDU in quanto tale scelta è una chiara espressione della vita privata e familiare – applicabilità dell’art. 14 CEDU – esistenza di una differenza di trattamento priva di giustificazione oggettiva e ragionevole – comparabilità della situazione dei ricorrenti con quella di altre coppie che desiderano avvalersi delle tecniche di procreazione ma che, grazie alla loro condizione medica, non necessitano della donazione di ovuli o spermatozoi per la fecondazione in vitro – assenza di omogeneità nella disciplina del fenomeno a livello europeo ed ampio margine di apprezzamento degli Stati – divieto di donazione di ovuli – rischi connessi alle tecniche di procreazione in vitro – carattere sproporzionato di un divieto assoluto allorché esso non costituisca l’unico mezzo realmente a disposizione per prevenire gravi conseguenze – possibilità di prevedere a livello normativo adeguate garanzie al fine di prevenire gli abusi e contemperare i vari interessi in gioco – assenza di giustificazione oggettiva e ragionevole per la disparità di trattamento – divieto di donazione di spermatozoi – assenza di giustificazione oggettiva e ragionevole per la disparità di trattamento della coppia che deve fare ricorso alla donazione di spermatozoi per la fecondazione in vitro e la coppia che, invece, può accedere a tale ultima tecnica senza ricorrere alla donazione di spermatozoi – violazione dell’art. 14 CEDU, letto congiuntamente all’art. 8 CEDU – equa soddisfazione (art. 41 CEDU) – danno non patrimoniale.
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Nota

Il caso concerne l’impossibilità per due coppie con problemi di infertilità di ricorrente alle tecniche di procreazione assistita e di utilizzare ovuli e spermatozoi di donatori per una fecondazione in vitro. Tale impossibilità derivava da un divieto di legge. La Corte ha: - constatato che l’approccio alla procreazione assistita non è uniforme in Europa; - ha riconosciuto che gli Stati non hanno l’obbligo di autorizzare l’accesso a tali tecniche, ma che ove lo permettano devono prevedere un quadro giuridico coerente al fine di tenere debitamente in conto tutti i diversi interessi in gioco; - ha affermato che il “rischio di abuso” non è un motivo sufficiente per vietare una tecnica specifica di procreazione, qualora sia possibile regolamentarne l’uso e prevedere dei meccanismi di protezione. La Corte ha quindi concluso per la violazione dell’art. 8 CEDU, letto congiuntamente all’art. 14 CEDU. Alla luce di tale pronuncia, il divieto di accesso alla fecondazione eterologa previsto dalla legge italiana pare assai problematico.
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